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Brescia, Per Nicolo Bettoni, 1807. In-4° (29,720 cm x 21,9, cm). Pp. 29, (3). Segnatura: \1!-4(4). Bella legatura del tempo in mezza pelle chiara, piatti in cartonatura marmorizzata. A c.\1!/2r epigrafe: “Deorum Manium iura sancta sunto”; a c.\1!/3r-3/1v: “Dei sepolcri a Ippolito Pindemonte”; a c.3/2r-4/1r: “Note”; a c.4/4r: “Edizione protetta dalla legge 19 Fiorile anno IX”. Un piccolo ed assai abile consolidamento di pochi cm. dell’ angolo superiore esterno della prima ed ultima carta, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Prima edizione, di assoluta rarità, di una delle opere capitali del Romanticismo italiano. Foscolo compose il carme tra l’ estate e l’ autunno del 1806, un accenno al carme e presente in una lettera ad Isabella Teotochi Albrizzi del 6 settembre 1806. “Questo carme è la prima voce lirica della nuova letteratura, l'affermazione della coscienza rifatta, dell'uomo nuovo... Ci è qui fuso inferno e paradiso, la vasta ombra gotica del nulla e dell'infinito: il tutto in una forma solenne e quasi religiosa, come di un inno alla divinità” (De Sanctis). Così scriveva l’ illustre critico campano cogliendo la sensibilità già romantica che impronta il carme, scritto in risposta ai “Cimiteri” del Pindemonte dopo le disposizioni napoleoniche dell’ editto di Saint-Cloud del 1804 che vietava le sepolture private nelle chiese e fu esteso al Regno d’ Italia nel 1806 con due motivazioni di base, una igienico-sanitaria e l’ altra ideologico-politica derivante dal principio di egualitarismo sancito dalla Rivoluzione francese; aveva imposto di seppellire i morti al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali senza distinzioni di censo o di fama. Solo per i defunti illustri, invece, era una commissione di magistrati a decidere se far incidere sulla tomba un epitaffio.
Questa legislazione, che il poeta inizialmente, un po’ per simpatia verso la cultura rivoluzionaria oltre che per le proprie convinzioni materialistiche e laiche, aveva appoggiato, contrastava però con una secolare consuetudine riguardante il culto cristiano dei morti, aveva suscitato non poche polemiche tra i cattolici, come gli amici di Foscolo, Ippolito Pindemonte, autore di un poemetto incompiuto “I Cimiteri” e la nobildonna veneziana Isabella Teotochi Albrizzi che osteggiavano fortemente la nuova legislazione francese.
Questa editio princeps curata da Bettoni ha avuto una tiratura di soli 103 esemplari stampati, come nell’ intenzione del poeta, con straordinario nitore ed in una sontuosa veste tipografica “su carta velina forte”. Foscolo, che adorava i libri ben stampati, dopo la bella edizione della sua Chioma di Berenice, non era più riuscito a far stampare con raffinatezza una qualche sua opera, nonostante si fosse persino spinto a contattare l’ illustre Giambattista Bodoni, il quale proprio nel 1806 aveva prodotto contemporaneamente ben quattro edizioni, in diverso formato, del Bardo della Selva Nera dell’ amico Vincenzo Monti. Grazie a quest’ ultimo, Foscolo apprese che il tipografo Nicolò Bettoni aveva da poco tempo cominciato ad utilizzare la finissima carta velina forte (un tipo di carta pregiata, particolarmente apprezzata per il suo nitore e per l’ uniformità della sua trama priva dei segni prodotti da filoni e vergelle, era vellutata al tatto, usata per edizioni di lusso particolarmente ricercate); già da tempo in uso in Francia, ma che in Italia aveva raggiunto per la prima volta un certo grado di perfezione solamente in quegl’ anni presso la cartiera di Toscolano, sul lago di Garda, dei fratelli Andreoli (sono conservati anche alcuni esemplari impressi su carta comune, la spiegazione più convincente è che li si debba forse considerare come esemplari di prova).
Foscolo, trasferitosi a Brescia dopo aver ricevuto le bozze a Milano, seguì personalmente le operazioni di stampa, recandosi quotidianamente presso la tipografia, talvolta infatti gli esemplari presentano lievi varianti, che possono essere considerate sviste editoriali oppure vere e proprie correzioni in fieri di mano del poeta sino a che gli fu consentito dai torchi di Bettoni. Si ottenne un libro di eccezionale qualità tipografica, uno dei più eleganti del primo Ottocento letterario italiano.
Bibliografia: Acchiappati, I, 40 “Elegante ed accuratissima edizione... mirabilmente nitida... cui Bettoni.. ha profuso il meglio di sé”; Gamba, 688; Gori, XLV, Mazzolà, 27 “rarissimo”; Ottolini, 119. Cfr. Antona Traversi, La vera storia dei Sepolcri di Ugo Foscolo, I, 163; AA.VV., Nicolò Bettoni e il suo tempo, p. 40; Biancardi-Cadioli, Dei Sepolcri. Edizione critica, Milano, Il Muro di Tessa, 2010; Chiarini-Mazzoni, La vita di Ugo Foscolo, p. 167; Gibellini, Foscolo e la cultura bresciana del primo Ottocento, p. 224; Marpicati, Ugo Foscolo a Brescia, la stampa dei Sepolcri, p. 60; Pavesio, Della vita e degli scritti di Niccolò Ugo Foscolo, I, p. 8; de Winckels, Vita di Ugo Foscolo, II, p. 327.