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A Paris, chez Bossange, Père et Fils ; A Londres, chez Martin Bossange, 1820. In-8° (20 cm x 12,5 cm). Pp. (8), 184. Bella legatura coeva in pien pelle marezzata, autore e titolo dorati su tassello in marocchino rosso sul dorso riccamente ornato da fregi in oro. Tagli marmorizzati. Esemplare fresco e genuino in ottimo stato di conservazione.
Prima edizione di questa famosa opera dell’ illustre economista ed imprenditore ne lionese; famoso per aver elaborato la Legge di Say o legge degli sbocchi e, più globalmente, per le sue posizioni liberiste. Nell’ opera l’ A., in difesa delle sue teorie, critica in cinque lettere, i Principles of Political Economy di Malthus. Le lettere riguardano in particolare la controversia sulla Sovrabbondanza Generale suscitata dall' elaborazione della Legge di Say, l’ A. accusa Malthus di travisare il suo pensiero a favore delle opinioni di Jean Charles Leonard de Sismondi sulla Sovrapproduzione Generale e approfondisce ulteriormente le sue teorie su domanda, ricchezza e valore. Say sostiene che un Sistema capitalistico garantisce autonomamente la piena occupazione delle sue risorse, fornendo un’ interessante prospettiva circa il dibattito sulla legge dei mercati e suoi oppositori, fondamentale per il dibattito tra l’ approccio classico e gli oppositori. L’ intensa corrispondenza di Say con Malthus è all’ origine della sua ironica e spesso citata osservazione: “È meglio attenersi ai fatti e alle loro conseguenze che ai sillogismi”. In seguito Keynes si sarebbe schierato con Malthus, J. Schumpeter osservò che: “L’ opera di Say è l’ anello più importante della catena che da Cantillon e Turgot porta a Walras”. La Legge di Say, adottata da J.S. Mill e D. Ricardo, rimarrà una delle teorie fondamentali del pensiero economico fino a che non verrà superata dalla Teoria Generale di J.M. Keynes. Nonostante ciò il contributo dell’ A., padre della scuola ottimista liberale, resta fondamentale e fa di lui uno dei più illustri esponenti del pensiero ortodosso nell’ economia classica insieme a Smith e Ricardo. Say divulgò sviluppò le dottrine smithiane in senso ancor più liberistico, sostenendo l’ improduttività della spesa pubblica, la libera coniazione e rifiutando qualsiasi ingerenza statale in materia economica. “Excellentes dissertations sur les causes des crises commerciales, sur la théorie des débouches, sur celle des produits immatériels; ces lettres à Malthus eurent un grand succès en Angleterre” (Coquelin & Guillaumin).
Bibliografia: Coquelin & Guillaumin, II, 652; Goldsmiths’, 2278; Kress, C.617; Einaudi, 5115; Mattioli, 3231; Teilhac, p. 376. Cfr. : D. Besomi, Crises and Cycles in Economic Dictionaries and Encyclopaedias, 2013, p. 493; J. Chipman, German Utility Theory, 2013, 205; Faccarello-Silvant, A History of Economic Thought in France The Long Nineteenth Century, 2023, p. 38; Faccarello-Izumo, Malthus Across Nations, 2020, p. 287; S. Hollander, Jean-Baptiste Say and the Classical Canon in Economics, 2005, p. 312; Kurz-Salvadori, Interpreting Classical Economics, 2007, 44; E.L. Forget, The Social Economics of Jean-Baptiste Say Markets and Virtue, 2002, p. 310; Neal-Williamson, The Cambridge History of Capitalism: The Rise of Capitalism, I, p. 223.