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In Venezia, Appresso Pietro Bassaglia, 1745. In-4° (24 cm x 17,3 cm). Pp. (6), VIII, (2), 234, (14), 235-324. Segnatura: §4, *4, A-2E4, 2F6,*4, a-l4. Brossura azzurra. Con, sul front., il bellissimo stemma inciso su rame ed impresso in tinta arancio del dedicatario Girolamo Grimani. Capolettera xilografici. Le 14 pp. non numerate contengono “Il dialogo della eloquenza” di D. Barbaro. Qualche lievissima fioritura marginale, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Bella e non comune edizione italiana del capolavoro della prosa ciceroniana, con l’ aggiunta del “Dialogo dell’ eloquenza” del patriarca ed umanista veneziano Daniele Barbaro e con l’ apprezzato commento del Dolce. L’ opera, scritta tra il 55 e il 54 a.C., è ambientata nella villa di Crasso, dove l’ oratore discute con altri personaggi i principi per un discorso persuasivo che sappia anche dilettare e commuovere l’ uditorio, con una riflessione teorica sulle strategie comunicative. L’ importanza dell’ umorismo nell’ oratoria romana è un tema centrale nel II libro del “De oratore”, in cui è presente per la prima volta nella retorica in lingua latina un’ esposizione ampia e sistematica dei suoi aspetti teorici e pratici: l’ oratore discute sulle cinque parti fondamentali dell’ arte retorica: invenzione, disposizione, stile, memoria e azione.
Nella Roma repubblicana l’ oratoria era il sapere più strettamente legato alla politica: riflettere sulla pratica oratoria e sulla fisionomia dell’ oratore significava quindi intervenire in un campo di problemi intrecciato e in parte sovrapposto all’ ambito della politica. Occuparsi della formazione dell’ oratore, in particolare, equivaleva a occuparsi della formazione del cittadino romano nel senso più pieno: il modello di oratore ideale che il “De oratore” si propone di delineare coincide perciò con quello del cittadino ed in particolare dell’ “uomo di governo” ideale.
Bibliografia: Graesse, II, 184; Paitoni, I, 236.