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Basilea, 1808. In-12° (15,4 cm x 8,7 cm). Pp. 192. Segnatura: [1]/12 2-8/12. Cartonatura muta dell’ epoca. Esemplare genuino ed ancora in bare, in ottimo stato di conservazione.
BelLa e rara traduzione italiana del celebre romanzo epistolare giovanile del grande letterato tedesco Johann Wolfgang Goethe, il primo grande capolavoro goethiano che ebbe immensa risonanza europea. Un romanzo in lettere e note con un solo corrispondente che, grazie a una prosa del tutto nuova ed al suicidio dell’ innamorato infelice, fece sensazione oltre i confini della Germania, scatenando in Europa la febbre wertheriana, la Werther-Krankheit; Napoleone lo portava con sé nella campagna d’ Egitto. Goethe diventerà l’ autore di riferimento di un’intera generazione, contribuendo in modo massiccio al successo dello Sturm und Drang in Italia. La censura degli stati italiani, vedeva però nel suicidio e nella passione sovversiva del protagonista una minaccia morale. Come a Milano dove il testo venne comunque censurato, l’ arcivescovo di Milano Giuseppe Pozzobonelli ne ordinò il sequestro e l’ immediato rogo di tutte le copie.
Questa edizione di Basilea, segue di poco le stampe milanesi sempre con la traduzione per la penna di Gaetano Grassi, il primo a tradurre il Werther in italiano, anche se la traduzione non è stata condotta a partire dal testo tedesco originale ma sulla base della versione francese di J. G. Deyverdun. Questa prassi della “traduzione di seconda mano” (o indiretta), mediata dal francese, era un fenomeno estremamente comune in Italia fra Settecento e Ottocento fino agli inizi del Novecento, poiché la lingua tedesca non era ancora diffusa e il francese fungeva da grande lingua-ponte europea.
Il traduttore aggiunse al testo un’ Apologia per difendere l’ opera dalle critiche dell’ epoca e giustificare il tema del suicidio del protagonista, legandosi agli ideali illuministi.La presente traduzione ebbe grande successo al tempo e, forse più disinvolta filologicamente, fu preferita rispetto a quella del padovano Michiel Salom che tralasciava i passi più pericolosi per non incappare nella censura. Nonostante i rimaneggiamenti e le critiche dello stesso Goethe sulla qualità dell’ adattamento, questa versione fu un successo editoriale e influenzò profondamente la cultura letteraria italiana a cavallo tra XVIII e XIX secolo, ponendosi come uno dei modelli del romanzo epistolare di Ugo Foscolo. L’ Italia accolse il Werther di Goethe con un misto di fascinazione scandalosa e profondo turbamento morale. Il capolavoro dello Sturm und Drang si diffuse nella penisola a partire dagli anni '80 del Settecento, influenzando il passaggio dalla sensibilità neoclassica al nascente Romanticismo italiano. La storia che lega le Ultime lettere di Iacopo Ortis a I dolori del giovane Werther ha inizio oltre due secoli fa, quando Ugo Foscolo, scrivendo a Goethe per inviargli una copia del suo romanzo, dove il tormento amoroso del Werther si fonde con la disperazione politica per la patria sottomessa e la delusione storica, ammette fra le righe di aver tratto ispirazione, “forse”, dalla lettura dell’ opera goethiana.
La disputa innescata da quel “forse” si sarebbe protratta per tutto l’ Ottocento: in un’ epoca dominata dalle estetiche romantiche che esigevano novità e originalità da ogni creazione letteraria, la questione dell’ indipendenza dell’ Ortis dal modello tedesco rappresentava infatti una notevole preoccupazione per gli studiosi, ansiosi di difendere da ogni sospetto di plagio il nome di un autore ormai saldamente inserito nel canone nazionale italiano; è però impossibile stabilire con certezza assoluta cosa Foscolo abbia tratto da Goethe, non potendo recepire del testo tedesco, non avendovi accesso nella lingua originale.
Il Werther è uno dei più importanti romanzi d’ amore della letteratura universale; con esso Goethe trasmette all’ Europa un messaggio inedito, in cui prevalgono una soggettività esasperata e un linguaggio ricco di patetica immediatezza e drammaticità. La Werther-Krankheit, e l’ “atmosfera wertheriana” che si respirava in tutta Europa, si era espressa non soltanto in forme letterarie, attraverso riscritture serie, come la Werthérie francese, tradotta in italiano da Luigi Muzzi, amico di Foscolo, e comiche, è il caso del romanzo Herz di Lenz, che Goethe stesso fece pubblicare, ma anche nella musica, il Carlotta e Verter adattato da Antonio Simeone Sografi, e persino nel teatro popolare: è l’ autorevole penna di Benedetto Croce a riferire di una messinscena napoletana in cui un Werther-Pulcinella, dopo aver allestito la propria forca di fronte al letto dell’ amata per suicidarsi sotto i suoi occhi, cambiava repentinamente partito e, accoltellato il marito, si infilava nel letto di lei.
Bibliografia: Avanzi-Sichiel, p. 4; Clio, 8852; Landau, p. 42; Motta, Bibliografia del suicidio, (1890), vol. 1, p. 17; Cfr. Appell, Werther und seine Zeit zur Goethe-literatur, (1882), p. 291; Carli, Dall’ inizio dell’ ottocento ai nostri giorni, (1961), p. 761; De Giorgi, Rosmini e il suo tempo l’ educazione dell’ uomo moderno tra riforma della filosofia e rinnovamento della Chiesa, (2003), p. 120; Goethe-Jahrbuch, (1895), vol. 16, p. 238; Kippenberger Stiftung, Goethe in seiner Zeit, (1993), p. 65.