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In Venetia, Appresso li Sessa, 1617. In-folio (28,5 cm x 19 cm). Pp. (12), 492, (52). Segnatura: [+]6, A-2R6, 2S-2T8 2V6, 2X4. Con 1.075 illustrazioni xilografiche nel testo, realizzate da Leonardo Parasole (Leonardo Norsino) e dalla moglie Isabella che realizzò i blocchi xilografici più piccoli e dettagliati, che riproducono fedelmente le sembianze delle piante e permettevano un riconoscimento visivo immediato e sicuro delle erbe. In fine, “Figure aggiunte senza discorsi” con 112 figure xilografiche su 19 tavole, disposte nel numero di 4 o 6 per pagina, raffiguranti ulteriori varietà botaniche. Al verso del front. entro cornice ovale ,i ritratti di profilo dell’ autore e del botanico Giacomo Antonio Cortuso. Legatura settecentesca in piena pergamena rigida, autore e titolo manoscritti sul dorso in elegante calligrafia del ‘700. Frontespizio stampato in rosso e nero con marca tipografica dei Sessa, il gatto col topo, poi ripetuta in fine volume. Testatine, finalini e capolettera istoriati. Dedicatoria al cardinale Girolamo Rusticucci. Qualche lieve e poco significativo alone marginale e qualche piccolo segno di tarlo al margine esterno di poche pp. e sempre lontano dal testo, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Bella e celebre edizione di questa raccolta di descrizioni di piante, dei loro usi medicinali e delle loro proprietà curative, monumentale epitome di tutte le conoscenze che si avevano all’ epoca in materia di botanica e di terapia medica, con numerosi agganci alla gastronomia e riferimenti a svariati vini; nel redigere l’ opera l’ autore collaborò con importanti scienziati e naturalisti dell’ epoca, tra cui Andrea Baccì e Michele Mercati. Le piante descritte, oltre 900 rigorosamente catalogate in ordine alfabetico, provenivano dall’ Europa e dalle Indie Orientali e Occidentali; l’ autore applica uno schema di classificazione fisso basato su cinque elementi chiave: nome (in più lingue per facilitare l’ identificazione internazionale), forma, luogo di crescita, qualità (secondo la teoria dei sapori e delle temperature dell’ epoca) e virtù medicinali. L’ opera s’ mimpose come un vero e proprio manuale d’ uso rapido grazie a una struttura standardizzata per ogni pianta che indicava i nomi in italiano, facilitando la consultazione rapida rispetto ai complessi sistemi tassonomici del passato, cui seguono le traduzioni in greco, latino, tedesco, spagnolo, francese e talvolta arabo, polacco o boemo, la forma, il luogo di crescita con informazioni su come identificarle nel loro ambiente naturale e le proprietà medicinali, con informazioni specifiche su morfologia (forma), habitat (loco), periodo di raccolta (tempo), caratteristiche chimico-fisiche (qualità) e applicazioni terapeutiche (virtù). Ogni pianta è introdotta da brevi componimenti latini dell’ autore e accompagnata da descrizioni dettagliate e xilografie, per sintetizzare in modo mnemonico le proprietà terapeutiche della pianta, specificandone i benefici per l’ uso interno ed esterno e i dosaggi.
Oltre alle erbe officinali classiche, l’ erbario include le primissime documentazioni storiche sull’ uso alimentare e medico di piante appena introdotte dalle Americhe, È stato tra i primi testi scientifici a descriverle e catalogarle, come i “pomi d’ oro” e il “grano indiano”, mais, documentando l’ arrivo in Europa di vegetali allora nuovi ed offrendo uno spaccato unico sulla transizione alimentare e medica del Rinascimento.
Del pomo d’ oro ad esempio, descrive sia le specie di colore giallo che quella di colore rosso, notando che si possono mangiare “nel medesimo modo che le melanzane con pepe, sale e oli”, aggiunge tuttavia che i pomodori “danno poco o cattivo nutrimento”, riflettendo la visione del tardo Cinquecento che li considerava marginali, sospetti o addirittura malsani.
Quest’ opera rappresenta una pietra miliare della divulgazione scientifica del Rinascimento, periodo in cui la botanica si stava separando dalla magia per costituirsi come scienza autonoma.
Bibliografia: Baumann, p. 250; Bibliotheca Aureliana, vol. 156, p. 161; Bruni-Evans, p. 130; Burdet, p. 148, 260; Caldesi, 33; Choix, vol. 7, p. 3240; Graesse, II, 451; Griffante-Minuzzi, p. 304; Haines, p. 29; Hall, Printed Books, 1481-1900, in the Horticultural Society of New York, p. 63; Johnson, p. 152; Moranti, p. 161; Nissen, 569; Paleari-Hennsler, n. 674; NLM, p. 355; Pritzel, p. 96, 2552; Westbury, pp. 81-82: “...It gives descriptions of various herbs and vegetables with their culinary uses”.Cfr. Latronico, I vini medicinali nella storia e nella scienza, (1947), p. 213; Thorndike, A History of Magic and Experimental Science: The seventeenth century, (1923), p. 61.