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In Venetia, Appresso Alessandro de’ Vecchi, 1629. In-4° (24,2 cm x 16 cm). Pp. (8), 506. Segnatura: a4, A-2H4, 2I1, 2K4, 2L1, 2M-3T4. Alla c. a4(v) una bella incisione xilografica a piena pag. del frontespizio dell’ ed. del 1584 con il titolo “Il perfetto Vitruvio” con i commenti del Barbaro e la sottoscrizione: Si vende in Venetia, alla libraria della gatta; riprende, in controparte e con modifiche, quello vasariano usato da Cosimo Bartoli per l’ edizione torrentiniana de “l’ Architettura” dell’ Alberti. Le c. segnate 2I e 2L sono cc. di tav. a doppia p. ripieg. che recano sul recto la numerazione 249 e 258. Il testo e le tavole, corrette ed ampliate, sono dell’ ediz. Curata da Francesco de Franceschi e Johann Chrieger nel 1567. Solida legatura del tempo in piena pergamena rigida, autore e titolo manoscritti sul dorso. Tagli spruzzati rossi. Sotto l’ elenco dei libri e l’ indicazione del dedicatario, la famosa marca tipografica con la gatta che addenta il topo circondata dal motto “Dissimilium infida societas”: la lega fra diseguali è insidiosa. Dedicatoria a Monsignor Sforza Ponzone arcivescovo di Spalato. La dedica di de’ Vecchi è datata 1629 e la prefazione che compare sotto il suo nome è la stessa firmata da Francesco de Franceschi Sanese in entrambe le edizioni del 1567 e del 1584. Con numerose tavole xilografiche nel testo di bella dimensione, anche a doppia pagine e ripiegate. Esemplare genuino, leggermente corto in testa su poche pagine, peraltro in stato di conservazione molto buono con alcune pp. ancora in barbe.
Rara ed apprezzata edizione tradotta da Daniele Barbaro dell’ unica opera di architettura romana a noi pervenuta integralmente che divenne il fondamento teorico dell’ architettura occidentale, dal Rinascimento fino alla fine del XIX secolo. L’ opera costituisce inoltre una delle fonti principali della moderna conoscenza sui metodi costruttivi degli antichi romani, come pure della progettazione di strutture, sia grandi (acquedotti, edifici, bagni, porti) che piccole.
Il patriarca e umanista veneziano Daniele Barbaro, secondo l’ interesse già dimostrato da alcuni suoi illustri predecessori come Filandro e Alberto Durero, si dilunga assai sulle proporzioni, perché “ciò che ci diletta e piace, non per altro ci diletta e piace, se non perché in sé tiene proportionata misura e moderato temperamento”. Nel “Sesto Libro” il commento di Barbaro si concentra tra l’ altro sui palazzi e sulle connesse proposte di nuove e più moderne tipologie edilizie anche a Venezia, mentre il settimo ha per tema le finiture. L’ attitudine scientifica, frutto delle esperienze maturate nel periodo giovanile in cui frequentò lo Studio di Padova, trova compiuta espressione nell’ “Ottavo” e nel “Nono Libro”, dove Barbaro ha modo di affrontare con straordinaria ampiezza i temi prediletti dell’ idraulica, della geometria e dell’ astronomia, dilungandosi anche sulla costruzione degli orologi solari e ad acqua. Mentre nel “Decimo Libro” ha modo di ragionare sulle macchine, belliche e no, affiancando anche in questo caso a problematiche di natura tecnica, come la progettazione di pompe idrauliche, interessi più squisitamente teorici legati agli studi di fisica.
Bibliografia: Argelati, p. 191; Brunet, V, 1330; Cicognara 725; Fowler, 416; Graesse, V, 379; Haym, p. 274; Millard, 501; Paitoni, p. 233; Riccardi, I, 626. Cfr. Del Pesco, L’ architettura del Seicento, p. XIII; Faine Saunders, Pliny the Elder and the Emergence of Renaissance Architecture, p. 420; Vagnetti, 2000 anni di Vitruvio, p. 103.