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Lugduni, Apud Mathiam Bonhomme, sub Clava aurea, 1560. In-4° antico (21 cm x 14,5). Pp. (20), 630, (88). Segnatura: Aa6, a-z8, A-P8, Q4, R2, aa-ee8, ff4. Bella e solida legatura di primo ‘800 in mezza pergamena con angoli, autore e titolo manoscritti sul dorso. Alla dedicatoria, lo stemma xilografico del dedicatario dell’ opera il Il Cardinale Fulvio Giulio della Corgna. Capolettera ornati e fregi impressi in xilografia. Margine superiore esterno bianco del frontespizio parzialmente innestato in antico per circa 1,5/2 cm., senza alcuna lacuna di testo, una lieve arrossatura su poche pp. dovuta al tipo di carta, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Rara edizione di questa celebre opera giuridica sulla nullità procedurale, ovvero l’ annullamento di un atto giuridico o di una procedura; l’ unica opera scritta da Sebastiano Vanzi, giurista riminese forse già allievo a Bologna di Andrea Alciato, e luogotenente dell’ Auditore Generale della Camera Apostolica a Roma sotto papa Paolo IV che lo nominò Auditore della Sacra Rota e suo Consultore. Nel 1562 fu nominato vescovo di Orvieto e partecipò all’ ultima sessione del Concilio di Trento come uno dei dissenzienti. Il volume rappresenta uno dei più importanti trattati di diritto processuale del Rinascimento, distinguendosi per un ordine espositivo molto chiaro ed elegante, arricchito da un corposo indice alfabetico, index rerum et verborum, volto a facilitare la consultazione rapida durante i processi.
L’ autore fornisce nel testo i concetti legali di nullità e annullamento degli atti giudiziari e delle sentenze, sia nel diritto civile che in quello penale e canonico, ed analizza in modo dettagliato e sistematico i vizi procedurali in grado di invalidare un processo o di rendere nulla una sentenza definitiva. Un atto veniva dichiarato nullo qualora mancassero elementi essenziali alla sua validità o fossero state violate le norme procedurali. L’ autore spiega come si possano riconoscere atti o sentenze nulli, ovvero, privi di un elemento essenziale, delineando inoltre quali autorità avevano il diritto di rivendicare la nullità all’ interno o all’ esterno dell’ aula di tribunale e come una sentenza impugnata poteva essere difesa, riabilitata o annullata definitivamente da un giudice, illustrando diverse situazioni.
Vanzi specifica inoltre di fronte a chi deve essere sollevata l’ eccezione di nullità e chi ha il potere di valutare e annullare, ad esempio, un giudice designato. L’ autore descrive anche nel dettaglio le diverse tipologie di nullità, come la mancanza di giurisdizione, ex defectu iurisditionis, citazioni errate o mancanti, ex defectu citationis, vizi procedurali, ex defecto processus, e come queste possano essere sanate.
Come recita il frontespizio, il testo era considerato “necessario” e pensato per essere uno strumento pratico e indispensabile per i giudici, iudicibus), gli avvocati, causarum patronis, e i funzionari che operavano in particolare nel foro romano.
Sebastiano Vanzi sarà definito dagli storici del diritto come un’ autorità indiscussa della procedura romano-canonica, ed il suo trattato ebbe una vastissima diffusione in tutta Europa, venendo costantemente ristampato a Venezia, Lione e Colonia fino all’ inizio del XVIII secolo quando, la sua ultima edizione fu pubblicata nel 1717.
Bibliografia: Draud, Bibliotheca Classica, (1611), p. 578; Durazzo, p. 232; Garuti, p. 259; Gentilini, p. 446, 618; Gültligen, VIII, p. 117: 280; OCLC, 1554859259; Rossi, La biblioteca di Giuliano Corbelli, giurista e politico sammarinese, 1515-1602, (1988), p. 146, 154; Sapori, 3086-3087-3088; Vilar-Sanchez Gil, Catálogo de la biblioteca romana del Cardenal Luis Belluga, (2009), p. 349; Pettegree-Walsby, p. 1620, 90022; Zanardi-Ricci, Bibliotheca franciscana, (1999), p. 221. Cfr. Calamandrei, Opere giuridiche–La Cassazione civile e altri studi sui vizi della sentenza e sulle impugnazioni, (2019), vol. VIII, p. 166; Mayer, The Roman Inquisition A Papal Bureaucracy and Its Laws in the Age of Galileo, (2013), p. 341; Quaderni fiorentini. Per la storia del pensiero giuridico moderno, (2006), vol. 1, p. 199.