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In Padova, Presso Pauolo Franbotto, 1642. In-8° (21,3 cm x 14,8 cm). Pp. (56), 486. Segnatura: [croce]⁴, a-f⁴, A-3P⁴ (3P4 bianca). Bella e solida legatura del tempo in piena pergamena rigida, autore e titolo manoscritti sul dorso da mano secentesca. Tagli spruzzati rossi. Testatine, capolettera e finalini in xilografia. In calce sul front., annotazione manoscritta da mano secentesca: “Arcidiacono di Camerino”. Esemplare in ottimo stato di conservazione.
Bella ed apprezzata edizione di quest’ opera, il capolavoro dello storico e letterato leccese Scipione Ammirato, tra i massimi teorizzatori della ragion di Stato del suo tempo, si concentra in particolare sugli aspetti della condotta e del governo dei principi, il suo è un ideale exemplum del tacitismo fiorito in seguito alla Controriforma: educazione del principe, arte militare, sovranità, ragion di Stato, buon governo, pubblica felicità, diplomazia, spie, repressione dei disordini, potere dei magistrati, sistema erariale. Fu commentatore degli scritti di Publio Cornelio Tacito ed esponente di spicco del tacitismo, da lui interpretato in chiave antimachiavellica. I suoi “Discorsi sopra Cornelio Tacito” furono tradotti in molte lingue ed ebbero vasta rilevanza in tutta Europa dove contribuirono in modo essenziale a diffondere il tacitismo all’ interno delle diverse culture europee. L’ opera, divisa in ventuno libri, comprende centoquarantatrè discorsi, ciascuno dei quali, prendendo spunto da un passo degli Annali o delle Istorie tacitiane, affronta diversi temi di carattere politico, militare ed economico. Di interesse programmatico il Proemio, in cui l’ Ammirato dichiara di essersi volto allo studio di Tacito e non di Livio per non mettersi in concorrenza con altri prima di me, il quale fece Discorsi sopra autore che scrisse di Republica, intendendo con ciò nient’ altri che Nicolò Machiavelli, idolo polemico dell’ intero libro, mai nominato direttamente, ma a più riprese confutato, una volta tanto non con spirito polemico, bensì su di un corretto piano di critica erudita.“Nei centoquarantatré Discorsi di cui consta la sua trattazione, egli ricava dagli Annali e dalle Istorie dello scrittore latino altrettanti spunti per dissertare su numerose, spicciole questioni politiche, militari, economiche. […] : mentre il Botero, con la sua Ragion di Stato, aveva denunziato il tacitismo quale maschera del machiavellismo, l'A., scrivendo dopo di lui, quasi deliberatamente s’ industria di sfruttare i passi di Tacito ai fini di un suo permanente atteggiamento antimachiavellico...” (Rodolfo De Mattei). Nella sua produzione c’è il metodo del Machiavelli e il pensiero del Guicciardini e per quanto riguarda lo stile, il Lombardelli nelle “Fonti Toscane”, “conferma che egli ha favella osservata, ricercata e granita; stile nervoso, elegante e suave...”.
Bibliografia: BL, 17th. cent. Ital. Books, 30; Bozza, p. 83; Firpo, A-C, p. 36 Gamba, p. 365, 1194 “pregevole testo di lingua è considerato il miglior lavoro che si conosce sopra Tacito”; Foscarini, p. 4; Graesse, I, 105; Moos, p. 654; Negri, p. 491; Spaducci, p. 19. Cfr. Doglio, Il segretario e il principe studi sulla letteratura italiana del Rinascimento, p. 135; Il pensiero politico, II, p. 334; Lotti-Villari, Filippo II e il Mediterraneo, p. 317; Montinaro, Fra Urbino e Firenze politica e diplomazia nel tramonto dei Della Rovere, p. 111; Proto, Guerra e politica nel Mezzogiorno moderno Doria, Vico, Genovesi, p. 64; Proto, I servizi segreti di Venezia, p. 46; Searpat, Lettere Italiane, LVIII, p. 599; Robertson, Time, History, and Political Thought, p. 308; Secchi Tarugi, Vita pubblica e vita privata nel Rinascimento, p. 193; Suppa, Tacito e tacitismi in Italia da Machiavelli a Vico, p. 91; Tuck, Philosophy and government, 1572-1651, p. 349; Vanucci, Studi storici e morali sulla letteratura latina, p. 386; Villari, Scrittori politici dell’ età Barocca, p. 263.