
#dentisrarebooks
© Copyright 2025 - All rights reserved
€2000.00 (In Stock)
[S.l.], 1555, [al colophon: (Venezia?), Stampato, per Pietro Nicolini ad istanza di Marchio Sessa, 1555]. In-16° (10,9 cm x 7,5 cm). Pp. (96), 94, (2). Segnatura: A-M8; A-F8. Colophon a c. M4(v). Legatura seicentesca in piena pelle marrone, piatti inquadrati da un filetto dorato, autori manoscritti su tassello applicato sul dorso a tre nervi. Una bella vignetta impressa in xilografia su entrambi i front. raffigura un Sole. Annotazioni manoscritte da mano seicentesca sulla carta di guardia finale. Una piccola ed insignificante brunitura all’ angolo sup. esterno delle cc. E4-E5 del “De’ Secreti” con la c. F8 un po’ corta al piede, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Prima ed unica rara edizione in italiano di questa raccolta, assai difficile a trovarsi completa di entrambe le opere. Il “De’ Secreti” è un'opera apocrifa, attribuita a Sant’ Alberto Magno, di epoca medievale incentrata sulle le virtù occulte e le proprietà “meravigliose” di erbe, pietre e animali che fu assai popolare a partire dal Medioevo per la sua miscela di sapere naturale e credenze magiche. E’ una delle opere più note di magia alchemica e naturale, che divide inizialmente i Segreti in tre categorie: Virtù delle Erbe, delle Pietre e degli Animali, enunciandone le proprietà ed i poteri sulla base dei loro possibili usi.
“La Physionomia” dello scozzese Michele Scoto è un trattato medievale di fisiognomica che, composto per l’ imperatore Federico II di Svevia, si propone di utilizzare i caratteri propri del singolo corpo umano come “signa” di qualità psichiche e morali corrispondenti. Fu un testo fondamentale della sua epoca, rispecchiandone la credenza che il corpo, come “microcosmo”, riflettesse le inclinazioni dell’ anima e fosse influenzato dagli astri, con una correlazione tra aspetto esteriore e disposizione interiore.
“Retornando alla dottrina della Physionomia delli huomeni, e delle bestie, dicemo che le anime segue lo corpo, le dette anime secondo lor istesse sono possibile in li movimenti del corpo in li quali le dimora per certo spatio de vita temporale, dalli quali ultimamente sono separate, e gli corpi remane; et questo è manifestassimo delli movimenti per la imbriaghezza del vino, ò dell’amore, ò della tristezza, ò della fatica, ò della infirmità, la cagion si è che lo corpo, e l’anima si è d’una compositione, onde sanno, e patiscono…”. “…e sono molti segni de Physionomia che in tutto son communi così all’animali, come all’huomeni; com’è lo timor, fortezza, audacia, paura, allegrezza, tristezza, amor, odio, sanità, infirmità; tamen è da saper che la physionomia non è così drita in le bestie come in li homeni, delli quali lo giudicio sie in solo veder de’ savij, in li membri che appare; overo che per udir, e per toccar se hà certa cognitione dell’huomo, e perché vedendo l’huomo sconvenevolmente havemo cognitione di lui, overo iudicio, e così de la femena; verbigrazia l’huomo che hà lo naso grande communemente hà gran membro….”.
Bibliografia: Argelati, p. 38; Cicognara, p. 407; EDIT16, CNCE 51079; OCLC, 313591233 e 79222168; Paitoni, I, p. 44; USTC, 833755 e 803732. Cfr. Brero, Il segreto, (2006), p. 501.