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Milano, L’ Italica, 1923. In-8° (25,5 cm x 17,5 cm). Pp. 230, (2). Con 10 tavole in b/n f.t. disegnate e firmate in basso dall’ illustratore napoletano Alberto Della Valle “epico illustratore di una cinquantina di libri prevalentemente d'avventura e tra i principali ill. di Salgari” (Pallottino). Affascinante brossura editoriale a colori illustrata da A. Della Valle. Frontespizio a colori stampato in rosso e nero. Qualche debole ed insignificante fioritura marginale dovuto al tipo di carta, peraltro esemplare ancora completamente a fogli chiusi in stato di conservazione molto buono.
Prima edizione di questo romanzo d’ avventura facente parte del Ciclo della Rivoluzione Indiana. L. Motta, il fantasioso romanziere che seppe rubare il cuore a generazioni di giovani lettori, nei primi anni del ‘900 scrisse numerosi romanzi d’ avventura e fantascienza, oltre 100, sulla scia dei successi letterari di Emilio Salgari. Dopo il suicidio di Salgari nel 1911, nel 1922, ormai al culmine della celebrità, Motta acquistò definitivamente dalla famiglia di Salgari le trame ancora inedite concepite dal maestro per i suoi futuri romanzi. Motta, pur limitandosi in genere all’ imitazione di Salgari, si proponeva tuttavia di “voler dare un taglio più scientifico al romanzo d’ avventura” ponendosi tra Verne e Poe, secondo alcuni, dimostrò una certa vena indipendente nelle sue storie fantascientifiche. L’ opera di Motta si distingue dalle altre per vari motivi: il linguaggio si conforma ai luoghi dove si svolge il racconto, ai caratteri, all’ ambiente, nell’ intreccio del racconto si fondono il fantastico, il sentimentale ed il drammatico. C’è poi una forza descrittiva non comune e l’ epilogo è sempre grandioso, impressionante e originale; caratteristiche che emergono prepotentemente ne Gli abbandonati del Galveston rendendo questo romanzo l’ opera di un grande scrittore.