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Lelio Brancaccio, Lodovico Melzi, Giorgio Basta, Francesco di Valdes, Gio. Paolo Gallucci, Gio. Battista Colombini, Enea Cervellino, Fabio Gallo, Francesco Piccinino, Alessandro Chincherni. (L’ ultimo trattato, di:) Pietro Sardi.
Fucina di Marte, nella quale con mirabile industria, e con finissima tempra d’ instruzioni militari, s’ apprestano tutti gli Ordini appartenenti à qual si voglia Carico, essercitabile in Guerra. Fabbricata da’ migliori Autori, e Capitani valorosi, ch’ abbiano scritto sin’ ora in questa materia, i Nomi de quali appaiono doppo la Lettera a’ lettori. (insieme con:) Il Capo de’ Bombardieri Essaminato, & approvato dal Generale dell’ Artiglieria. Opera nuova, utile, e necessaria à tutti que’ che si vogliono Essercitare, e far professione di Arte tanto honorata di Bombardiero, per servitio del suo Principe.
In Venetia, appresso i Giunti, 1641. In-4° (21,5 cm x 15,5 cm). Pp. (40), 140; (2), da 141-264; (2), da 265-328; (2), da 329-374; (6), da 379-911, (1); (28), 156. Con 5 grandi tavole più volte ripiegate, inserite all’ interno del trattato di Lelio Brancaccio, di carattere geometrico, tecnico e strategico per l’ addestramento e le manovre belliche dell’ epoca. Segnatura: [*]10, 2[*]8, 3[*]2, A-3L8, 3M4; [✝]-2[✝]4, 3[✝]6, 2A-S4, T6. Per i nomi degli autori c. [*]5(v) e [*]6(r): Solida legatura coeva in piena pergamena rigida, autore e titolo manoscritti sul dorso. Elegante frontespizio architettonico-allegorico legato ai temi della guerra e della disciplina militare inciso su rame da Francesco Valesio. Titolo all’ occhietto: Disciplina universale dell’ arte militare. Alla c. [*]3, dedicatoria al nobile veneziano David Vidmano. Alla c. [*]8(v), una grande e raffinata xilografia a piena pagina raffigura la più celebre danza guerresca armata dell’ antica Grecia, la: Pyrrhichia Saltatio. La danza veniva eseguita indossando l’ armatura completa da oplita, impugnando scudo, lancia o spada, simulava un vero e proprio combattimento ravvicinato. Includeva movimenti rapidi per schivare colpi e frecce, ekneusis, balzi e saltelli, ekpidisis, e abbassamenti difensivi, tapinosis. Capolettera e fregi in xilografia. Numerosi schemi, e diagrammi xilografici distribuiti nei diversi testi, tra cui le sezioni dedicate alla cavalleria e all’ artiglieria di Pietro Sardi. Qualche insignificante tarletto ai margini esterni di poche carte, lontano dal testo, ed una lieve fisiologica arrossatura di poche pp. dovuta al tipo di carta, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Bella e famosa edizione di questa importantissima raccolta di 11 trattati di arte e strategia militare con regole, compiti e carichi per ogni grado della milizia, istruzioni per la fanteria, la cavalleria e l’ artiglieria, strategie di assedio e organizzazione degli eserciti, regole di guerra, compiti dei gradi militari che vanno dal soldato semplice al generale. Il testo copre ogni aspetto della teoria e della pratica militare dell’ epoca moderna, sia terrestre che navale. Il volume, nato con l’ intento di riunire in un unico corpo enciclopedico le migliori competenze dell’ epoca sulla scienza militare agisce come un compendio globale orientato alla formazione pratica e teorica degli ufficiali.
Ci si occupa del governo della cavalleria e delle tattiche per reparti a cavallo, con i contributi di Giorgio Basta e Lelio Brancaccio; di fortificazioni e ingegneria militare per la difesa e l’ attacco delle piazze forti, trattate ampiamente da Pietro Sardi; di artiglieria, bombarde e polvere da sparo, con istruzioni pratiche e geometriche per i bombardieri, con gli scritti di Giovan Battista Colombina; degli ordini di battaglia e di doveri per ogni grado della gerarchia militare, dal soldato semplice al Maestro di Campo Generale.
Carichi militari di Fra Lelio Brancaccio cavaliere gerosolimitano; Regole militari sopra il Governo, e Servitio particolare della Cavalleria, di Fra Lodovico Melzio, Cavalier gerosolimitano; Il Maestro di Campo generale, di Giorgio Basta Conte dHust, Generale di S.M. Cesarea in Transilvania; Specchio & Disciplina Militare, di Francesco di Valdes Maestro di Campo; Discorso intorno al formare un Squadrone, di Gente e di Terreno, di Gio. Paolo Gallucci; Il Governo della Cavalleria leggiera, Trattato del Conte Giorgio Basta; Origine, eccellenza, e necessità dell’ Arte Militare, et il modo di far il Salnitro, et la Polvere, di Gio. Battista Colombina; Militar Disciplina, Fondamento reale della Radice quadra, del Capitano Enea Cervellino; Il Bombardiero Veneto, essaminato dal suo Generale, del Baron di Sciaban; Regole di Squadrone di Fanteria, di Fabio Gallo da Osimo; Modo di formare Squadroni, del Capitano Francesco Piccinino Spadino; Lo Scolare Bombardiere ammaestrato d’ Instruzioni, di conoscere, e tirare con l’ Artiglieria, di Alessandro Chincherni; Il Capo de Bommardieri, essaminato, et approvato dal Generale dell’ Artiglieria, di Pietro Sardi.
L’ opera dimostra tutto il suo grande valore storico-militare nel preservare l’ arte strategica antica e nel promuovere la ricerca critica sui conflitti e sulle istituzioni militari, tramandando l’ arte della guerra e la tecnica delle armi in un’ epoca di grande evoluzione tattica. Le 5 grandi tavole ripiegate, inserite all’ interno del trattato iniziale di Lelio Brancaccio, sono dedicate alla geometria applicata all’ arte della guerra, raffigurando la misura degli angoli, poligoni fortificati, la geometria delle piazze forti e disposizioni tattiche.
Il napoletano Fra Lelio Brancaccio fu un influente uomo d’ arme, Cavaliere di Malta dal 1584 e stimato maestro di campo ed esperto di guerra al servizio della corona spagnola nelle Fiandre, dove partecipò nel 1604 all’ assedio di Anversa e conseguì ne 1605 alcuni importanti successi contro Maurizio di Nassau, ed in Piemonte. I suoi Carichi militari sono un manuale d’ avanguardia per l’ organizzazione degli eserciti del XVII secolo ed un importante testimonianza storica dell’ organizzazione militare degli eserciti seicenteschi, da cui traspare tutta la lunga ed intensa esperienza militare del Brancaccio come nei riferimenti ai “campi trincerati”. L’ autore vi analizza nel dettaglio i compiti, i carichi, spettanti a ogni singolo grado della milizia, partendo dal semplice soldato, esaminando ad esempio i movimenti rigorosi del picchiere, fino ai ruoli apicali come il maestro di campo generale. In fine, l’ opera si conclude con una sezione dedicata agli obblighi politici e morali che il Principe deve mantenere nei confronti delle proprie truppe. I doveri del Principe, secondo Brancaccio, sono orientati al mantenimento della disciplina, alla cura delle truppe e alla giustizia, che deve essere ferma ma equa. I soldati valorosi e i capitani fedeli devono essere premiati e glorificati, mentre chi si macchia di crimini, come il furto del soldo da parte degli ufficiali, o di codardia deve essere punito severamente; il signore deve scegliere con cura i propri ufficiali, dal Sergente maggiore al Maestro di campo, affidando i comandi a uomini di provata esperienza militare e non per semplice favoritismo o nobiltà di sangue. Il principe ha l’ obbligo di garantire il regolare pagamento delle paghe, “il soldo”, ai soldati e agli ufficiali, evitando che le truppe patiscano la fame o la mancanza di equipaggiamento, il che eviterebbe ammutinamenti e saccheggi. Tutte le qualità belliche, l’ addestramento e il valore delle truppe rischiano di svanire se non sono sorrette dalla fede. Il principe deve assicurarsi che nell’ esercito vi sia il “timor d’ Iddio” e che venga mantenuta la buona religioneNelle sue Regole militari, uno dei testi storici più importanti sull’ arte della guerra e sulla tattica della cavalleria nel ‘600, il nobile milanese Lodovico Melzo, servì come luogotenente generale della cavalleria leggera nelle Fiandre e nel Brabante per la Spagna, descrive l’ addestramento, la tattica e l’ organizzazione delle truppe a cavallo all’ inizio del Seicento, con le differenze tattiche tra le varie unità di cavalleria del tempo; vi spiega i ruoli e l’ uso di lancieri, corazzieri e archibugieri a cavallo fornendo istruzioni sulle manovre in campo, sulla disciplina militare e la gestione quotidiana dei soldati a cavallo.
Il Maestro di Campo generale del Conte Giorgio Basta, generale di origini albanesi al servizio degli Asburgo per cui guidò le forze imperiali in Transilvania e Ungheria contro i Turchi, descrive i compiti, i doveri e le regole di comportamento del Maestro di Campo Generale, ovvero il comandante supremo incaricato di guidare un esercito sul campo di battaglia. Spiega come schierare l’ esercito, gestire l’ accampamento e coordinare le truppe in marcia, fornendo regole severe per mantenere l’ ordine e l’ obbedienza tra i soldati. Il libro, tradotto in francese e tedesco, divenne un punto di riferimento per i comandanti dell’ epoca.
Il trattato del maestro di campo e veterano delle Fiandre Francisco de Valdés, Specchio & Disciplina Militare, tradotto in italiano da Giovanni Paolo Gallucci, descrive, attraverso un dialogo sulle tattiche di marcia e sulla formazione degli squadroni di fanteria sul terreno, i doveri del sergente maggiore nella gestione di un reggimento e l’ arte della guerra dell’ epoca; offre consigli pratici su come muoversi in marcia, disporre le truppe e affrontare la battaglia.
Il Discorso del Gallucci, concepito originariamente come appendice alla sua traduzione dello Specchio e disciplina militare di Francisco Valdés per integrare i testi spagnoli sulla disciplina dei soldati, rivolto alla figura del sergente maggiore che era il responsabile dello schieramento delle truppe, è un testo di tattica e geometria militare in cui si spiega come disporre le truppe di fanteria sul campo di battaglia secondo precise proporzioni e formule matematiche necessarie a creare formazioni perfettamente quadrate o rettangolari bilanciate. Il testo affronta la strutturazione geometrica dello “squadrone”, l’ unità base della fanteria dell’ epoca. Il Gallucci descrive sia la proporzione “di gente”, il calcolo del numero di soldati necessari per file, fronte, e per ranghi, che la proporzione “di terreno”, il calcolo dello spazio fisico, in passi o braccia, occupato dallo squadrone in base alla distanza tra i soldati.
Il Governo della Cavalleria del conte Giorgio Basta è un’ opera d’ importanza storica fondamentale essendo il primo regolamento organico della cavalleria leggera in Europa e raccoglie la poderosa esperienza del conte nel comando di tali unità. Fornisce istruzioni su come preparare i cavalli e gli uomini, nell’ impiego e nell’ armamento della cavalleria. Per la crescente importanza delle armi da fuoco la fanteria diveniva sempre più chiaramente la protagonista delle battaglie moderne e alla cavalleria toccavano compiti radicalmente diversi da quelli tradizionali, sicché apparivano del tutto inadeguati il vecchio armamento e l’ antica organizzazione. Le quattro parti del trattato sono dedicate rispettivamente al reclutamento degli ufficiali e della truppa, all’ ordine di marcia, alle norme sugli accantonamenti, alla condotta in campagna. Il libro testimonia come la cavalleria si vada liberando dagli stretti legami operativi con le fanterie, secondo la prassi militare dei sec. XVI, acquistando caratteristiche radicalmente nuove, maggiore mobilità, compiti di esplorazione e sorveglianza, attacchi di sorpresa sulle posizioni sguarnite del nemico. In molti aspetti l’ opera di Basta è anche largamente anticipatrice di sviluppi ulteriori, specialmente nella concezione che la cavalleria leggera deve essere “la pupilla degli eserciti” e nella ribadita necessità di un costante coordinamento dei movimenti della cavalleria con quelli delle altre armi: teorie, queste, largamente riprese da Raimondo Montecuccoli.
Il testo d G.B. Colombina s’ inserisce nella ricca tradizione degli scrittori militari italiani del Rinascimento e del Barocco, ponendosi l’ obiettivo di nobilitare la scienza bellica ed esaminarne le componenti tecniche, come la produzione della polvere da sparo e del salnitro. La tesi centrale del testo è che l’ arte militare sia indispensabile per la sopravvivenza e la sovranità di qualunque ordinamento politico; la forza militare è vista, in linea con il pensiero politico coevo, come lo scudo necessario a garantire la pace interna e la giustizia. L’ autore rintraccia le radici della disciplina bellica nella storia antica e nelle necessità primordiali dell’ uomo dove, l’ arte militare non nasce come mero atto di violenza, ma come un sistema ordinato e razionale di regole, la “militar disciplina”, sviluppato dalle civiltà classiche per difendere la comunità e dare stabilità agli Stati. Colombina eleva la guerra da scontro bruto a vera e propria scienza e arte. L’ eccellenza dell’ arte militare risiede nella sua natura multidisciplinare: essa richiede profonde competenze matematiche, geometriche, applicate alla balistica e alle fortificazioni, ed ingegneristiche, oltre a una rigorosa rettitudine morale e strategica da parte dei comandanti. Senza una milizia preparata e una profonda conoscenza delle armi, inclusa la tecnologia delle artiglierie, uno Stato è destinato a soccombere.
La Militar Disciplina di Enea Cervellino, concepito come una guida pratica dedicata a capitani e condottieri dell’ epoca per consentire loro di gestire con precisione matematica le truppe e le risorse sul campo di battaglia, è considerata un tassello assai significativo della letteratura militare italiana del Seicento che s’ inserisce nel filone dei manuali tecnici del periodo della cosiddetta “rivoluzione militare” europea. Vi si trovano fondamentali studi di matematica militare, come l’ estrazione della radice quadra come strumento matematico indispensabile per i calcoli logistici e strategici sul campo e formule precise per schierare e calcolare la “battaglia quadra d'uomini”, la disposizione geometrica dei soldati in piazza d’ arme, e la “battaglia quadra di terreno”. Istruzioni dettagliate sulle cariche e sui movimenti delle truppe, inclusa la gestione della cosiddetta “battaglia doppiata”.
Il Bombardie veneto di Luigi Baron de Sciaban, soldato di ventura francese al servizio della Serenissima, tratta in modo molto chiaro e ordinato le regole pratiche dei bombardieri dell’ epoca, vuol essere un manuale d’ esame, un dialogo didattico, in cui un ipotetico Generale interroga un bombardiere per verificarne le competenze tecniche, teoriche e pratiche nell’ uso delle artiglierie, della fabbricazione della polvere da sparo, le proprietà del salnitro e nel calcolo delle traiettorie.
Regole de squadroni di fanterie di Fabio Gallo da Osimo è un manuale tecnico dell’ epoca barocca che spiega nel dettaglio la geometria, la matematica e la disciplina necessarie per formare e manovrare i quadrati di fanteria sul campo di battaglia, una competenza fondamentale nel XVII secolo in cui dominava la tattica del “piche e moschetti”. Nel Seicento, la fanteria non combatteva in ordine sparso, l’ efficacia dell'esercito dipendeva dalla capacità di mantenere formazioni fitte, gli “squadroni” o “tercios”, in grado di resistere alle cariche della cavalleria grazie a un muro di picche e di scatenare il fuoco dei moschettieri. Manuali come questo servivano proprio a insegnare ai capitani come effettuare calcoli rapidi sul campo per rischierare gli uomini senza rompere le righe. L’ autore vi descrive le formule matematiche e le procedure pratiche che gli ufficiali dovevano seguire per organizzare i soldati, come calcolare la radice quadra del numero di soldati disponibili per disporli in un quadrato perfetto, stesso numero di uomini in fronte e in fianco. Il libro fornisce le regole per distanziare i soldati in modo che lo squadrone occupi uno spazio geometricamente regolare, considerando l’ ingombro fisico delle armi, oltre alle istruzioni su come mescolare i picchieri corazzati, armati, con quelli leggeri o privi di armatura pesante, disarmati, per mantenere la solidità della formazione. Vi si trovano anche le regole specifiche per formare lo squadrone e difendersi rapidamente mentre la soldatesca sta sbarcando in un luogo nemico o si trova in movimento.
L’ opera di Francesco Piccinino descrive le regole geometriche e matematiche per organizzare grandi masse di fanti, in particolare picchieri e moschettieri, in formazioni tattiche, gli “squadroni”, e ridurre grandi eserciti in battaglioni coordinati ed efficienti sul campo; nel seicento, formare uno squadrone non significava solo radunare soldati, ma calcolare precise formazioni geometriche. Come le altre di questa importante raccolta, fu un’ opera fondamentale per gestire la fanteria durante la Guerra dei Trent' Anni, fornendo una guida pratica per schierare in battaglia fino a 20.000 picchieri. I picchieri di Piccinino formavano il nucleo centrale, il quadro, per proteggere l’ unità dalle cariche di cavalleria, mentre gli archibugieri e i moschettieri venivano disposti alle “maniche”, i lati, o agli angoli per fare fuoco.
L’ anconetano Alessandro Chincherni, che ricoprì la carica di capo bombardiere della fortezza e della città di Ferrara. Nel suo Lo Scolare Bombardiere, composto da 150 istruzioni, vuole formare teoricamente e praticamente i “bombardieri”, insegnando loro a calcolare le traiettorie, conoscere i diversi tipi di artiglieria, fornire nozioni sulla composizione della polvere da sparo, sulla gestione dei pezzi d’ arma sul campo, caricare i cannoni e colpire i bersagli con precisione. L’ opera è considerata un tassello fondamentale per lo studio della transizione scientifica e balistica dell’ artiglieria d’ epoca moderna in Italia.
Nell’ opera rilegata in fine, un manuale di riferimento fondamentale per l’ arte della guerra e la balistica nel seicento, il matematico ed ingegnere militare romano Pietro Sardi fornisce le regole pratiche e teoriche sulla gestione delle bocche da fuoco, includendovi le specifiche tecniche per la fusione, la progettazione e l’ uso di cannoni, obici e altri pezzi d’ artiglieria, calcoli delle cariche di polvere da sparo, misurazioni geometriche delle artiglierie, un’ analisi dettagliata degli strumenti di caricamento, delle regole di puntamento, del calcolo delle traiettorie e del calibro dei proiettili. Il Sardi è stato uno dei primi studiosi a teorizzare l’ effetto della polvere nera sulla potenza e sulla qualità balistica, introducendo metodi per ottimizzarne la produzione.
Bibliografia: Almirante, p. 89; Borghese, p. 136; Breman, p. 123; Camerini, I, p. 556; Cockle, 700; D’ Ayala, p. 30; Fornari-Spinola, p. 86, 763; Grässe, vol. 1, p. 519; Haym, p. 168; Piantanida, vol. 5, p. 258; Pinelli, p. 43; Riccardi, I, 351; Toppi, p. 186; USTC, 4017468; Vinciana, 1460; Wiebenson-Baines, p. 382. Cfr. Memorie della Reale Accademia delle scienze di Torino, (1826), vol. 30, p. 248; Maggiorotti, Gli Architetti militari, (1936), vol. 2, p. 37; Omodei, Delle Colubrine. Memoria storica, (1825), p. 18; Redolfi, Venezia e la difesa del Levante da Lepanto a Candia 1570-1670, (1986), p. 67; Turchini, Castel Sismondo, Sigismondo Pandolfo Malatesta e l'arte militare del primo Rinascimento, (2003), p. 3123.