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Stockholm: Moderna Museet, 1968]. In-4° (27 cm x 21 cm). Pp. (16) [front., imprint, 14 di citazioni], (178) [titolo della sezione, 174 di ripr. fotografiche], (273) [titolo della sezione, 272 foto della Factory di Billy Name], (1), (171) [titolo della sezione e 170 pp.]. Cartonatura editoriale illustrata a colori in rosa, giallo, arancione e verde, caratterizzata dai celebri fiori fluo, Flower-power, di Warhol. del 1964, (colorazione uniforme senza schiarimenti). Con 616 litografie offset a mezzatinta, di cui due a mezza pagina. Esemplare con qualche minimo ed insignificante segno del tempo; peraltro, nonostante il tipo di carta, in ottimo stato di conservazione.
Prima edizione di questo leggendario catalogo d’ artista, una pietra miliare della storia dell’ editoria e della pop art. Pubblicato in occasione della prima grande mostra museale europea di Warhol, tenutasi a Stoccolma presso il Moderna Museet, tra febbraio e marzo del 1968. König, che all’ epoca lavorava a New York come delegato e stagista per il museo svedese, propose un concetto editoriale radicale approvato dallo stesso Warhol, ottenuto il benestare di Warhol, il gallerista Leo Castelli diede accesso a König all’ archivio dei documenti storici e alla fotocopiatrice Xerox della galleria, con cui il curatore creò la prima bozza dell’ opera. Questo catalogo, co-curato insieme a Pontus Hultén e Olle Granath, è oggi considerato un capolavoro assoluto dei libri d’ artista e del design editoriale del XX secolo.
Il catalogo della mostra fu progettato da Kasper König, che incaricò il noto fotografo Billy Name e un’ allora adolescente Stephen Shore di documentare la vita e l’ opera di Warhol alla Factory sulla East 47th Street a New York. A proposito dello spazio di lavoro di Warhol, il suo biografo Victor Bockris scrisse: “As soon as the Factory opened, it became a hyperactive place. People began flocking there in droves for parties, to interview Andy, to take pictures, to make films, to become a part of it. Billy [Name] ran it like a theatre, vacuuming up after each performance and continually repainting the tinfoiling. He also became the Factory’ s official recorder when Andy gave him his 35-mm camera and Billy began taking great photographs of the action, which he developed in an impromptu darkroom converted from one of the toilets. These photographs, as collected in the 1968 Moderna Muséet catalogue of Warhol’ s first European retrospective in Stockholm, constitute the best visual documentary of the Silver Factory.”
Questo libro rigetta l’ impostazione accademica tradizionale. non doveva essere un catalogo analitico dell’ opera di Warhol, ma una pubblicazione che seguisse la forma del catalogo-libro d’ artista dei dadaisti e dei surrealisti, trasmettendo l’ estetica senza essere eccessivamente ricca di testo. Granath commissionò alla tipografia del quotidiano Värnamo Nyheter di soddisfare la domanda dei consumatori e di ottenere un aspetto effimero; il catalogo si distingue per l’ uso pionieristico della fotocopiatrice Xerox per riprodurre le opere d’ arte intenzionalmente grezze. Questo ha conferito alle immagini una qualità sgranata ad alto contrasto, simile alla carta di giornale, perfettamente in linea con la filosofia pop e la produzione seriale. Il libro non ha un’ introduzione classica ma è diviso in sezioni rigide e ripetitive; il breve testo introduttivo è formato da citazioni di Warhol, pubblicate sia in inglese che in svedese, è qui che apparve per la prima volta stampata quella che è probabilmente la frase più famosa di Warhol “In the future everybody will be world famous for fifteen minutes”.
La mostra retrospettiva presentava le riproduzione di alcuni dei motivi più celebri di Warhol come Marilyn Monroe, i fiori, la sedia elettrica, le scatole di Brillo; il suo allestimento non convenzionale includeva la copertura della facciata del museo con la ormai famosa carta da parati con le mucche dell’ artista, offrì al pubblico un’ esperienza indimenticabile. Curata da Warhol, Kasper König, Pontus Hultén e Olle Granath, la prima sezione dell’ opera comprende riproduzioni di opere di Warhol, mentre le due sezioni successive sono composte da più di 300 iconiche fotografie in bianco e nero che ritraggono la vita dell’ artista alla fine degli anni ‘60 alla Factory, scattatete da fotografi come Rudolph Burckhardt, Billy Name, Eric Pollitzer, John D. Schiff e Stephen Eric Shore.
Questa pubblicazione ebbe un enorme successo, tanto da richiedere una seconda e una terza edizione; oltre a ridefinire il concetto di catalogo d’ arte, quest’ edizione svedese ebbe un impatto enorme sulla fotografia, influenzando profondamente lo stile dei fotolibri giapponesi dell’ era Provoke tra la fine degli anni '60 e i '70.
Bibliografia: Apgar-Higgins-Striegel, BM, vol. 25, p. 1039; Bockris, p. 202; Cummings, p. 365; MOMA, Catalog of the Library, (1976), p. 261; Maffei, Il libro d’ artista, p. 26; NUC, 1968-1972, vol. 90, p. 375. Cfr. Apgar-Higgins-Striegel, The newspaper in art, (1996), p. 67; Asai, Andy Warhol’ s Factory Photos, (1997), pp. 189-205; Barents-Schampers, Instant fotografie, (1981), p. 79; De Salvo-Beck, Andy Warhol From A to B and Back Again, (2018), p. 61; Eauclaire, The New Color Photography, (1981), p. 269; Ketner, Image Machine Andy Warhol & Photography, (2012), p. 18; Parr and Badger, The Photo Book: A History, (2004), vol. 1, pp. 144-145; Rosenblum-Jablonka, Eggs by Andy Warhol paintings, polaroids and dessert drawings, (1967), p. 77; Smith, American Printmakers of the Twentieth Century A Bibliography, (2004), p. 340.