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In Venezia, presso Giuseppe Orlandelli editore, [1823]. In-8° (23,5 cm x 14,5 cm). Pp. 32. Esemplare fascicolato e totalmente in barbe, così come stampato in origine. Marca tipografica incisa sul front. Dedicatoria al Patriarca di Venezia Giovanni Ladislao Pirker. Una piccola ed insignificante ossidazione circolare in alto sul front., peraltro esemplare fresco e genuino in ottimo stato di conservazione.
Prima ed unica edizione assai rara, (no copies in US) di questa orazione scritta dal prossimo Doge di Venezia Jacopo Monico. Fu pronunciata durante le solenni esequie dello scultore Antonio Canova, tenutesi a Possagno, sua città natale dove fu eretto un monumento funebre in suo onore, il 25 ottobre 1822. L’ orazione di Monico celebra la vita e l’ opera di Canova, sottolineando il suo genio artistico e il suo contributo al Neoclassicismo, è quindi un importante documento storico e letterario che testimonia l'impatto della morte di Canova sulla sua comunità e sulla cultura dell’ epoca.
Assai curiosa è la vicenda dei funerali di Canova, il primo si tenne a Venezia nella basilica di San Marco appena tre giorni dopo la morta il 16 ottobre 1822; il secondo, assai più intimo, si tenne a Possagno il 25 ottobre, secondo le volontà espresse da Canova stesso; il terzo infine a Roma, la Città Eterna dove il suo genio si era definitivamente affermato, nella basilica dei Santi Apostoli il 31 gennaio 1823, vi partecipò anche Giacomo Leopardi grande ammiratore dello scultore. Nessuno volle rinunciare al merito di dare i giusti onori al grande artista. Fin da subito, in modo assai macabro, in molti si contesero le reliquie dello scultore come il suo cuore e la mano destra, testimonianza quest’ ultima della sua grandezza artistica. Così si espresse Roberto Longhi, non certo un ammiratore dell’ Artista veneto, a tal proposito: “Canova fu un artista nato morto, il cui cuore è ai Frari, la cui mano è all’ Accademia, e il resto non so dove”.
Bibliografia: Annali della Scuola normale superiore di Pisa, Quaderni, 1996, p. 420; Balduino, L’ ottocento, IV, p. 232; BM, XVII, p. 817; Clio, p. 8007; NUC, pre-1956, vol. 390, p. 691; Opuscoli intorno a Canova, 1823, II, p. 1; Serra-Simoncini, La Fortuna di Paestum e la memoria moderna del dorico, 1750-1830, 1986, II, p. 330; Soranzo, II, p. 623.