
#dentisrarebooks
© Copyright 2025 - All rights reserved
€750.00 (In Stock)
Königsberg, den Friedrich Nicolaus, 1798. In-8° (20,4 cm x 12,1 cm). Pp. XIV, 334. Segnatura: *8, A-z8. Solida cartonatura rigida coeva marmorizzata, autore e titolo manoscritti su tassello sul dorso. Tagli delicatamente spruzzati azzurri. Nonostante la carta tedesca, esemplare in ottimo stato di conservazione .
Prima edizione del principale contributo di Kant alla psicologia empirica che si basa su quasi un quarto di secolo di lezioni. Sebbene Kant non fosse il primo accademico tedesco a tenere lezioni con questo titolo, chiarì fin dalle prime lezioni che il suo corso avrebbe trattato l’ argomento in modo del tutto originale. Sebbene Kant scegliesse come ultima risorsa la sezione di “psicologia empirica” della “Metaphysica” di Baumgarten come libro di testo, ruppe consapevolmente con essa e con una tradizione dell’ antropologia tedesca che risaliva al XVI secolo. Una tradizione che tendeva a concepire l’ antropologia come una scienza unificata di teologia e fisiologia” (Jacobs & Kain, pp. 2-3).
Questa “Antropologia pragmatica” e un’ opera che affronta lo studio dell’ uomo da un punto di vista pratico, focalizzandosi su come le persone agiscono e si comportano nel mondo, sottolineando l’ importanza dell’ adolescenza nello sviluppo mentale, “un’ osservazione che si sarebbe poi rivelata di inestimabile valore” (Norman). Kant tentò una classificazione delle malattie mentali, considerate come malattie dell’ anima, distinguendole principalmente in “chimere” (come l’ ipocondria) e “perturbazioni della mente” (come la mania, Kant suggerisce che solo i disturbi ipocondriaci possono essere considerati patologie dell’ immaginazione, mentre le manie rappresentano uno stato di disordine più profondo e irreversibile della coscienza, caratterizzato da una perdita dell’ unità e dell’ identità di sé. Kant colloca le malattie mentali, e in particolare le manie, all’ interno di una prospettiva più ampia che riguarda il rapporto tra l’ antropologia e il mondo, sottolineando come la malattia mentale possa essere vista come una deviazione dalla “regola” dell’ esperienza e della ragione.
L’ A., in generale, sottolinea l’ importanza della ragione come guida del comportamento umano, distinguendola dalle tendenze soggettive che possono portare a disturbi. “In una certa misura, la divisione degli argomenti in questo libro ha contribuito inavvertitamente a stabilire la triplice classificazione delle esperienze mentali, vale a dire conoscenza, sentimento e volontà, al posto della tradizionale doppia classificazione, vale a dire cognizione e appetizione” (Wolf). L’ opera si distacca dalla sua filosofia trascendentale, che indaga le condizioni di possibilità della conoscenza, concentrandosi invece sull’ esperienza umana concreta e sulla sua applicazione nella vita quotidiana; la prima indaga come possiamo conoscere, mentre la seconda indaga come agiamo e come possiamo migliorare il nostro agire. L’ opera indaga anche il ruolo delle passioni e dei sentimenti nell’ agire umano, distinguendo tra passioni positive e negative, riflettendo sulla loro influenza sul comportamento, aprendo la strada a una riflessione più profonda sull’ educazione, la società e il miglioramento della vita umana. “Molti degli argomenti trattati nell’ antropologia moderna sono anticipati” (Volpi).
Bibliografia: Adickes, I, 98; Garrison & Morton, 4969 “un classico fondamentale nella storia della medicina”; Norman, 1201; Warda, 195; Wellcome, II, 378. Cfr. Carrol, Anthropology's Interrogation of Philosophy from the Eighteenth to the Twentieth Century, p. XV; Coen, Kant’ s Lectures on Anthropology, p. 250; Coen, Kant and the Human Sciences Biology, Anthropology and History, p. 1876; Kuehn, Kant: A Biography , p. XXI; Jacobs-Kain, Essays on Kant’ s Anthropology, p. 13; Wilsom, Kant's Pragmatic Anthropology , p. 123; Zammito, Kant, Herder, and the Birth of Anthropology, p. 299; Zöller-Louden, Anthropology, history, and education, p. 582.