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Leipzig, Max Spohr, 1909. In-8° (21,5 cm x 14,5 cm). Pp. 80. Brossura editoriale a stampa in rosso e nero. Piccola firma di possesso d’ inizio ‘900 nell’ angolo superiore interno del frontespizio. Qualche ormale segno del tempo, peraltro esemplare in ottimo stato di conservazione.
Terza edizione interamente rivista ed ampliata di uno dei primi documenti del movimento per i diritti omosessuali e transgenere nel mondo di lingua tedesca, un documento pionieristico che tentò di smantellare i pregiudizi sociali attraverso argomentazioni scientifiche e filosofiche. Un’ opera cardine della transizione concettuale e politica della sessualità tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.
In quest’ opera storico-sociocritica del 1909, Il filosofo naturale e predicatore tedesco Johannes Guttzeit, esponente di spicco del movimento di riforma della vita, Lebensreform che promuoveva il pacifismo, naturismo, il vegetarismo e la liberazione del corpo, dimostrando come la prima lotta per i diritti LGBTQ+ fosse strettamente interconnessa con i movimenti di emancipazione del corpo e della natura del primo Novecento, tratta di omosessualità, transessualità, inversione di ruoli di genere e identità di genere, nel linguaggio dell’ epoca definita “omosessualità” o “amore tra uomini”, e discute se questi debbano essere considerati un crimine a livello sociale o legale, oppure visti come qualcosa di naturale, mettendo in discussione la legislazione repressiva, come il famigerato paragrafo 175 che puniva gli atti sessuali considerati contro natura tra uomini, ma non tra le donne. Nel 1935 il regime nazista rese la legge molto più dura, bastavano semplici gesti o sguardi per subire un processo. L’ autore sostenne uno stile di vita alternativo, difese i diritti naturali, la parità di genere e il riconoscimento degli omosessuali; criticò inoltre fortemente la glorificazione della nobiltà, dell’ esercito e della guerra. Guttzeit mantenne stretti contatti con, tra gli altri, il poeta e drammaturgo Gerhart Hauptmann ed il pittore Karl Wilhelm Diefenbach.
Il testo fu scritto in un periodo in cui il primo movimento di emancipazione omosessuale, tra cui Magnus Hirschfeld ed il Comitato scientifico-umanitario, cercava di affermare l’ omosessualità come un fatto naturale e non criminale. Guttzeit utilizzava il termine storico Weibmannstum per descrivere uomini che mostravano caratteristiche, comportamenti o attrazione sessuale femminili verso altri uomini, analogamente al concetto allora in voga di Urning di Karl Heinrich Ulrichs o agli “stadi intermedi sessuali” di Magnus Hirschfeld che interpretavano l’ omosessualità e l’ incongruenza di genere non come vizi, ma come manifestazioni di un genere intermedio innato, la teoria del “Terzo Sesso”.
Riflettono i discorsi, all’ epoca spesso patologizzanti o tipologanti, della sessuologia, che tentavano di spiegare le variazioni di genere e di desiderio. Guttzeit sosteneva che queste predisposizioni fossero parte integrante della natura biologica umana e quindi legittime secondo il diritto naturale; opponendosi fermamente alla loro criminalizzazione. Oltre alle considerazioni teoriche, il testo contiene anche testimonianze autobiografiche e confessioni di figure storicamente celebri, come quelle della “Pompadour”; questo approccio biografico serviva a dare una voce umana ed empatica a persone che la società dell’ epoca considerava unicamente come devianti o criminali.
All’ inizio del XX secolo, la terminologia moderna come “omossessualità” o “transgender” non era ancora consolidata. Il termine storico Weibmannstum, letteralmente “l’ essere un uomo-donna” o “femminilità nell’ uomo”, veniva utilizzato per descrivere quella che oggi definiamo varianza di genere, l’ identità trans o l’ omosessualità maschile letta attraverso la “teoria dell’ inversione sessuale”, anticipando le moderne riflessioni sul genere e sull’ identità trans o non-binaria. Gli individui venivano descritti come anime femminili intrappolate in corpi maschili, e viceversa.
Il titolo riassume la spaccatura dell’ epoca tra Naturrecht vs Verbrechen; Guttzeit si scaglia contro la visione giuridico-religiosa che considerava l’ omosessualità e il cross-dressing come un “crimine” o un “peccato”, Verbrechen. Al contrario, ricorre al concetto di Naturrecht, Diritto Naturale, argomentando che se una condizione è innata e biologica, essa fa parte dell’ ordine naturale e lo Stato non ha il diritto morale di punirla. L’ opera storicizza l’ idea che la liberazione sessuale e di genere sia indissolubile da una più ampia riforma dei costumi, della moda e dell’ educazione. Il libro venne pubblicato da Max Spohr a Lipsia, l’ editore più coraggioso dell’ epoca, specializzato nella prima letteratura scientifica e militante a favore dei diritti LGBTQ+. Questo legame editoriale dimostra come l’ opera facesse parte di una vera e propria rete sotterranea ma organizzata di resistenza culturale;
anche se le teorie di Guttzeit risentivano dei limiti biologizzanti del suo tempo, la necessità di giustificare l’ orientamento sessuale solo attraverso l’ innatismo o l’ ermafroditismo psichico, l’ opera ha avuto il merito storico di sottrarre il dibattito alla sfera del peccato religioso e della patologia medica, spostandolo su quella del diritto civile e della filosofia morale.
Bibliografia: Herzer, p. 65, Kayser, vol. 35, p. 846, Lehmstedt, Bücher für das “dritte Geschlecht” der Max Spohr Verlag in Leipzig, p. 63. Cfr. AA.VV., Sexual Probleme, (1910), vol. 6, p. 405; Herzer, Magnus Hirschfeld und seine Zeit, (2017), p. 65; Hirschfeld, Die Homosexualität des Mannes und des Weibes, (1914), p. 405; Mildenberger, […] in der Richtung der Homosexualität verdorben, (2002), p. 67; Müller, Das sexuelle Leben der christlichen Kulturvölker, (1904), p. 234; Sero, Der Fall Wilde und das Problem der Homosexualität ein Prozess und ein Interview, (1901), p. 75; Tarnowsky, Anthropological, Legal and Medical Studies on Pederasty in Europe, (1967), p. 211; Wächter, Die Liebe als körperlich-seelische Kraftübertragung, (2025), p. 177.