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€480.00 (In Stock)
Litografia originale su carta a colori.
Dimensioni: 85 cm x 70 cm.
Anno: Anni ‘90.
Firmato in basso a destra, tiratura a sinistra. Esemplare di testa, fuori tiratura indicato come P.A. (prova d’ artista).
Cornice coeva.
Ottimo stato di conservazione.
Giuseppe Migneco è stato uno dei maggiori espressionisti del Novecento, la cui opera punta a porre in contatto la vena realistica con la denuncia e l’ impegno sociale, nel solco del realismo sociale di Corrente. Al movimento realista Migneco ha aderito già nel ‘50 con la partecipazione alla collettiva Diciotto pittori alla Galleria Bergamini di Milano. Il suo realismo, tuttavia, è apparso fin dall’inizio caratterizzato dall’influsso del muralismo messicano, interpretato con una più rigida e tagliente linearità che fa di Migneco un “intagliatore di legno che scolpisce col pennello” secondo la definizione di Antonio Di Genova che ne sottolinea la capacità di rappresentare il mondo con colori forti e vivaci, che richiamano la sua terra siciliana caratterizzata da tratti violenti e netti.
Negli anni Sessanta l' artista è fortemente influenzato dall’ Espressionismo di Schiele, senza disperdere, per altro, l’enorme influenza di Van Gogh, al servizio di un realismo crudo, schietto, sinceramente ricercato. Il mondo che ci racconta è fatto di colori intensi e suggestioni che profumano di storia. Quella che ognuno di noi si porta dentro, e che ci caratterizza. L’espressionismo è sempre in qualche modo segnato da una forte carica emotiva che tende ad enfatizzare gli aspetti morfologici, tutte le espressioni della mimica: vengono esasperati i tratti somatici raccontandoci una storia antica. I lineamenti, caricati all’estremo, dei volti duri e coraggiosi rappresentano l’ espressione della lotta esistenziale, del costante confronto con l’ umanità e con gli eventi che la circondano, nella ricerca di libertà e memoria al di là dell’ assurda solitudine dell’ esistenza. In questi accesi e talvolta innaturali accoppiamenti cromatici, nei contorni ruvidi e deformati l’ artista siciliano intravide la possibilità di incastonare la sua visione disincantata dell’isola. Nella posa stanca e smorzata di un pescatore adagiato sulla riva, nella cupa e spenta spossatezza di un contadino adagiato sulle asperità di un muretto, Migneco seppe cogliere l’ essenza ancestrale della sicilianità, registrando nella sua galleria di personaggi, gli sfarzi, le ipocrisie e i drammi quotidiani del Paese.
Lontano da una visione meramente esistenziale e personale, l’ opera di Giuseppe Migneco, con vigore, essenzialità, e leggerezza, è il racconto affascinante e, a tratti inquietante, del radicale cambiamento che il Paese affrontò nel dopoguerra, tra ansie, gioie e tormenti, a contatto con lo spirito della modernità.