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Bologna, per Lelio dalla Volpe, 1740-1741. Tre voll. in-12° (18 cm x 10,5 cm). Pp. XV, (1), 222, (2), 1 c.b.; (4), 296; (4), 267, (3), 1 c.b. Segnatura: a8, A-I12, K4 (le cc. B5, B6 erroneamente segnate A5, E5); π2, A-M12, N4; π2, A-K12, L16 (carta L16 bianca). Con 22 tavole, di cui una posta in antiporta ed un ritratto dell’ Autore, incise in rame a piena pagina. L’ antiporta calcografica (la Famiglia di Bertoldo) è incisa da Giuseppe Benedetti “GB in.”, ritratto del Croce di Giuseppe Cantarelli “G.C. f”, sei illustrazioni precedono ciascun canto, firmate le prime tre da Giuseppe Cantarelli e le ultime tre da Giovanni Lodovico Quadri. Nel secondo vol., le incisioni sono state realizzate da Carlo Pisarri “Car. Pisarri inci.”, Giovanni Fabri “G. Fabri f.” e Giuseppe Benedetti “G.B. fe.”. Nel terzo vol. con Cacasenno, le incisioni sono di Giovanni Fabri, Carlo Pisarri, Giuseppe Cantarelli e Giovanni Lodovico Quadri. Solida cartonatura rustica coeva, dorso rivestito di carta marmorizzata. Marca tipografica incisa al frontespizio: una volpe con la città di Bologna sullo sfondo, (Cfr. A. Sorbelli, Storia della stampa in Bologna, Bologna, 1929, p. 165, marca I. Carattere corsivo e romano. Firma di possesso settecentesca in calce del frontespizio del forlivese: “ Di me D. Giuseppe Bacchi” (nato a Valdinoce nel 1775). Qualche piccola macchietta marginale e fioritura, peraltro esemplare ancora in barbe, con ampi margini in stato di conservazione molto buono.
Bella ed apprezzata versione in ottava rima illustrata del romanzo di Giulio Cesare Croce. Un classico della letteratura italiana in cui il personaggio di Bertoldo è diventato sinonimo di astuzia e saggezza popolare, famosa la sua massima “Io dico che quando il culo è avvezzo al peto, non si può tenerlo cheto”. Edizione riccamente illustrata e l’ unica con il testo a fronte in dialetto bolognese, a opera di Teresa e Angiola Zanotti, Teresa Manfredi e Giuseppe Bolletti. Particolarmente interessanti sono le bellissime incisioni su rame: “Crespi... invento la figura, i furono intagliate alla pittoresco sul gusto di Salvator Rosa dal pittoresco medesimo, ma attribuendone il lavoro a Lod. Mattioli per acquistargli rinomanza e fama” (Gamba).
Bibliografia: BM, XCV, p. 123; Brunet, I, 820; Ebert, 2047; Gamba, 1818; Graesse, I, 351. Cfr. L’ Archiginnasio bollettino della Biblioteca comunale di Bologna, 1980, LXXV, p. 124; Biografia universale antica e moderna, 1822, IV, p. 336; D. Cesconi, Catalogo classificato di libri antichi e moderni, 1847, p. 223; Opere della bibliografia bolognese che si conservano nella Biblioteca municipale di Bologna, 1889, II, p. 859, 7052.