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In Firenze, Appresso i Giunti, 1618. In-8° (15,5 cm x 10,5 cm). Pp. (8), 144. Segnatura: †4, A-H8, I-K4. Cartonatura rigida coeva. Grande marca tipografica com, entro cornice, il giglio fiorentino dei Giunti. Capolettera ornati impressi in xilografia. Dedicatoria diretta a Donato Del’ Antella. Errori di numerazione alle pp. 85 e 97, numerate a caratteri invertiti 58 e 67. Qualche leggera e debole fioritura marginale, peraltro esemplare genuino stato di conservazione molto buono.
Prima edizione, assai rara, di quest’ opera dell’ illustre drammaturgo, poeta e letterato volterrano Giovanni Villifranchi, tra i fondatori, nel marzo 1598, dell’Accademia dei Sepolti di Volterra. Uscita postuma nel 1618 dopo la morte dell’ autore, l’ opera è considerata uno degli ultimi contributi alla commedia pastorale e teatrale di fine Rinascimento. La Greca Schiava fu rappresentata privatamente il 3 febbraio 1616 presso il casino di Don Antonio de’ Medici, debuttò poi ufficialmente con successo alla corte medicea nel 1617 per il battesimo della principessa Anna de’ Medici, venendo rappresentata durante il carnevale fiorentino dell’ epoca, il duca e la sua corte assistettero alla recita della commedia, messa in scena da giovani nobili. La figura della “schiava greca” è un celebre topos che ricorre in diverse opere e generi della storia del teatro. Questa commedia in 5 atti fu composta negli anni in cui la Commedia dell'Arte andava strutturandosi e influenzando il teatro rinascimentale italiano. L’ intreccio della fanciulla rapita, ridotta in schiavitù e poi riscattata, con il classico colpo di scena finale, è il fulcro della commedia nuova greca, con Menandro, Difilo e Filemone, ripresa poi in latino da Plauto e Terenzio. Si sposta l’ attenzione dalla satira politica alla quotidianità, agli intrighi familiari e all’ introspezione psicologica. Villifranchi rivela nel prologo dell’ opera che la sua commedia era modellata direttamente su Morti vivi del giurista perugino Sforza Oddi le cui opere sono considerate l’ esempio più emblematico di commedia grave, che unisce intrecci seri, drammatici o sentimentali e, nonostante le traversie dei protagonisti, la storia si conclude con un lieto fine, alternando momenti di tensione emotiva e riflessione morale a scene brillanti e comiche caratterizzate da una forte complessità psicologica che si concentra sui tormenti interiori, sui lamenti e su personaggi nobili e umili intrecciati tra loro. Il genere si è sviluppato in Italia nella seconda metà del Cinquecento, in pieno periodo di Controriforma, e mantiene una forte finalità didascalica ed etica. Queste commedie hanno aperto la strada al dramma moderno e all’ opera cantata, anticipando persino alcuni dei dispositivi teatrali utilizzati successivamente nelle commedie di William Shakespeare. Il personaggio di una “schiava greca” viene anche citato e incorporato nelle trame di adattamenti e commedie successive, come nel Terenzio scritto da Carlo Goldoni.
Bibliografia: Bohn, p. 435; Corrigan, p. 97; Golubovich, p. 156; Grässe, vol. 6, p. 323; Griffante-Minuzzi, (2003), p. 360, 679; OCLC, 39634251; Penney, p. 679; Piantanida, vol. 4, p. 36; Quadrio, vol. 2, p. 95; USTC, 4021660. Cfr. Martin, The Renaissance World, (2015), p. 487; Molese, Dalla tragedia rinascimentale alla tragicommedia barocca, (1993), p. 389; Solerti, Musica, ballo e drammatica alla corte Medicea dal 1600 al 1637, (1905), p. 120; Weaver, A Chronology of Music in the Florentine Theater, 1590-1750, (1978), p. 101.