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Ieroglifici, overo Commentari delle occulte significationi de gli Egittij, & d’ altre Nationi, composti per l’ eccellente signor Giouanni Pierio Valeriano ... Accresciuti di due libri dal sig. Celio Augustino Curione. Et hora da varij, & eccellenti leterati in questa nostra lingua tradotti; & da noi con bellissime figure illustrati: ... Con due indici, uno de nomi de gli authori, & l’ altro delle cose trattate, & notabili in questi sessanta libri.
In Venetia, Appresso Gio. Antonio, e Giacomo de’ Franceschi, 1602. In-folio (32 cm x 22,5 cm). Pp. (24), 919. Segnatura: a-b6, A-3Q6 3R4, 3S8, 3T-4G6, 4H4. Legatura coeva in piena pergamena rigida, ai piatti pergamena da manoscritto di primo quattrocento con parti dei cap. 1 e 11 del De mirabilibus mundi di Gaio Giulio Solino. Autore e titolo manoscritti sul taglio inferiore in elegante calligrafia goticheggiante secentesca. Grande marca tipograficaa in xilografia al front. raffigurante, entro un’ elaborata cornice architettonica, una donna seduta accanto ad una colonna con, in mano, un ramo d’ ulivo e, nell’ altra, una fiaccola rovesciata, ed il motto biblico “Omnem sensum exuperat”. Con 246 affascinanti figure simboliche impresse in xilografia n.t. e, a p. 658, a figura intera con animali, piante, frutti, pietre, sculture, navi, armi, gioielli, vesti e vari emblemi che riportano anche alle interpretazioni esoteriche. Qualche insignificante fioritura marginale chiara, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Prima edizione italiana, assai ricercata, di questa monumentale raccolta di tutta la conoscenza geroglifica del suo tempo di fondamentale importanza nell’ iconografia simbolico-esoterica tardo-rinascimentale, che riesce a coniugare, con tanta solennità, erudizione umanistica, passione per l’ antico e ricerca dell’ arcano. Una summa delle scienze simboliche dell’ età moderna che rappresenta uno dei momenti più alti della cultura allegorica e iconologica del XVI secolo, la summa del pensiero geroglifico del Rinascimento. Il culto dell’ egittologia, o meglio della simbologia e iconologia egittologica, era già vivo nel circolo ficiniano a Firenze, ma si diffuse ancor più con la pubblicazione del trattato di Horus Apollo da parte di Aldo nel 1505. Basata su quest’ opera , sugli obelischi visti a Roma, sulla Cabala, e sulla Bibbia, l’ opera ebbe un tale successo che fu anche fonte di immagini emblematiche per gli artisti, e le sue antiche iscrizioni, materiale di studio per gli storici umanisti. Il testo è suddiviso in 60 libri, ognuno dei quali descrive e analizza: un animale quale leone, elefante, toro, cavallo, cane, babbuino, cervo, formica, maiale, lupo, iena, lepre, volpe, serpente, cicogna, aquila, pellicano, struzzo, api, ecc.; o una parte del corpo, con tutti i significati ad essi attribuiti nei secoli; a partire dal trentasettesimo libro, l’autore riporta le teorie dell’antico Egitto su numeri, lettere, arti divinatorie, varie piante e fiori.
L’ autore, seguendo il modello degli antichi Egizi, attribuisce un valore spirituale a ogni elemento naturale. Il leone simboleggia forza e vigilanza; Il serpente rappresenta prudenza e rinnovamento; L’ aquila diventa simbolo di sublimità e spirito regale; La palma indica la vittoria della virtù sull'avversità. Nel Libro XXI, analizza il serpente che si morde la coda, l’ uroboro, come allegoria dell’ eternità del tempo e del perpetuo ritorno dell’ essere. Nel Libro XXXIII, si parla della fenice, simbolo di resurrezione e speranza, dimostrando come la natura stessa insegni la dottrina della rigenerazione spirituale.
Questa edizione veneziana del 1602 si distingue per la ricchezza dell’ apparato iconografico. Le xilografie, incise con finezza e maestria, fungono da complemento visivo alla dottrina verbale: ogni immagine è un rebus sacro, un ponte tra la parola e l’ archetipo. Queste incisioni, probabilmente eseguite da maestri della bottega di de’ Franceschi, rivelano un gusto tardo manierista, con eleganti figure allegoriche, pose solenni e simboli minuti che traducono in immagini l’ universo morale e cosmico descritto da Valeriano. È un notevole esempio di fusione tra lettera e figura, dove l’ arte tipografica veneziana raggiunge un perfetto equilibrio tra testo e rappresentazione simbolica. Il libro ebbe anche un grandissimo successo ed una profonda influenza sulla cultura massonica e iniziatica del XVIII secolo, che interpretava un linguaggio mistico e morale universale.
Valeriano da Belluno, noto come Pierio, fu un umanista, studioso, letterato e simbolista eccezionale. Educato a Firenze sotto la protezione dei Medici, frequentò Marsilio Ficino, Poliziano e Pico della Mirandola, respirando quell'aria neoplatonica che lo portò a concepire un sistema universale di corrispondenze tra il mondo visibile e quello invisibile. Amico e discepolo di Aldo Manuzio, insegnò a Padova e fu precettore di Giovanni de’ Medici, futuro papa Leone X. La sua formazione enciclopedica è evidente in questi Hieroglyphica, così come nel suo audace tentativo di tradurre in linguaggio umanistico l'arcana sapienza dell'Egitto e delle civiltà antiche.
Bibliografia: Angelini-Caye, Il pensiero simbolico nella prima età moderna, (2007), p. 16; Alpageo Novello, p. 48; Brunet, V, p. 1041; BSA, (2006), p. 363; Buzzati, p. 20; Cecchini, p. XX; Choix, p. 4190; Ghisalberti, p. 443; Grässe, VI, P. 239; Ibraim-Hilmy prince, p. 302; Landwher, p. 193, 766; Michel-Michel, vol. 8, p. 748; NUC, Pre-1956, vol. 628, p. 76; Praz, p. 521; Santoro, p. 71; Serrai, p. 188; USTC, 4034713; Warburg, (1937), vol. 1, p. 314. Weston, p. 80; Zeni, Winckelmann e l’ Egitto, (2004), p. 46. Cfr. Arasse, Symboles de la Renaissance, III, p. 232; Bisello, Grammatilogia scienza e potere delle lettere, (2006), p.14; Castelli, Esistenza, mito, ermeneutica: Demoniaco e problema del male. Umanesimo e pensiero simbolico, (1980), p. 193; Castelli, I geroglifici e il mito dell’ Egitto nel Rinascimento, (1979), p. 40; Papagno-Quondam, La Corte e lo spazio, Ferrara estense, (1982), vol. 2, p. 573; Shapero, Studies in the Iconology of the Sculptures in the Tempio Malatestiano, (1958), p. 72; Tarugi, Il simbolo dall'antichità al Rinascimento, (1995), p. 225; Wittkover, Hyerogliphics in the early Renaissance, 1972, p. 271.