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Il Galateo di messer Giouanni Della Casa, o vero Trattato de’ costumi, e modi che si debbono tenere, o schifare nella comune conuersatione; con l’ aggiunta della tavola fatta nuovamente dal Lapino. Appresso l’ oratione del medesimo m. Giouanni a Carlo Quinto Imperadore sopra la restitutione di Piacenza.
In Fiorenza, Appresso I Giunti, 1578. In-8° (15 cm x 10 cm). Cc. 72 (numerate solo al recto). Segnatura: A-I8. Affascinante cartonatura settecentesca, carta decorate ai piatti con dorso in carta dorata e goffrata tedesca. Al frontespizio, grande marca tipografica in xilografia con il Giglio Fiorentino entro cornice allegorica. Le prime 4 cc. sono occupate dalla Tavola delle cose più notabili. Una leggerissima e poco significative fioritura marginale al front., peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Bella ed apprezzata edizione fiorentina impressa dai Giunti di questo immortale classico della letteratura rinascimentale che, insieme al Libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione, definisce il modello dell’ uomo rinascimentale: colto, misurato, rispettoso della gerarchia, attento a valorizzare l’ eleganza interiore ed esteriore. L’ opera, nata per educare la società cortese, concepita come un dialogo in cui un saggio anziano impartisce insegnamenti ad un giovane, ridefinì l’ etichetta dell’ epoca, imponendo il codice di comportamento italiano per il quieto vivere e il rispetto reciproco. Le buone maniere di Monsignor Della Casa non servono a mostrare superiorità, ma a mettere il prossimo a proprio agio, evitando gesti fastidiosi o volgari. L’ igiene personale è considerata la prima forma di rispetto verso se stessi e gli altri, prima di quest’ opera si basava sul concetto di “pulizia a secco” in cui l’ acqua veniva evitata per il timore che aprisse i pori alle malattie. La cura del corpo consisteva semplicemente nel cambio frequente degli abiti e nell’ uso massiccio di profumi e cosmetici. Il “nuovo” Galateo rinascimentale impone di essere sempre puliti, curati e inodore. Questo include la cura di unghie e capelli, l’ igiene orale e la scelta di non risultare mai invadenti con profumi troppo forti. La pulizia quotidiana è un obbligo sociale. Il rispetto degli altri passa attraverso l’ eliminazione di qualsiasi cattivo odore legato a sudorazione o fumo. Già nel cinquecento, come dovrebbe essere oggi, è buona norma rinfrescarsi se si è fumato, poiché l’ odore di fumo sui vestiti o sui capelli risulta sgradevole ai non fumatori.
Col Galateo, il comportamento a tavola ha subito una vera e propria rivoluzione, passando da abitudini medievali grossolane a un cerimoniale di corte raffinato. Prima di sedersi a tavola era obbligatorio lavarsi le mani, dato che gran parte del cibo si prendeva con le dita, ed era vietato toccare il cibo nel piatto degli altri. Il cibo andava preso dal piatto di portata usando le apposite posate, senza rovistare alla ricerca dei pezzi migliori. Bandito l’ uso comune medioevale di gettare gli scarti a terra. Era considerato indecoroso grattarsi, pulirsi i denti o soffiarsi il naso rumorosamente in pubblico osservando il fazzoletto mentre si mangiava. Non si doveva bere mentre si masticava nè parlare con la bocca piena. Durante la conversazione, la parola doveva unire, pertanto erano banditi argomenti sgradevoli, pettegolezzi, lamenti continui o il monopolio della discussione; il fulcro del pensiero è l’ equilibrio, nessun eccesso nell’ abbigliamento, nel ridere o nel parlare ad alta voce. Il Galateo dev’ essere per l’ uomo rinascimentale un codice di comportamento non scritto, ma fondamentale basato sul rispetto e sull’ onestà. Da carta 57 in poi, con proprio frontespizio e numerazione continua si trova l’ Orazione di Messer Giovanni Della Casa, scritta A Carlo Quinto Imperatore Intorno alla restituzione della Città di Piacenza. La quale, sebbene non fosse poi stata recitata davanti all’imperatore, ebbe grandi lodi dai contemporanei e dai posteri. E’ una delle opere politiche più importanti di Giovanni Della Casa, composta a Venezia nei panni di nunzio apostolico, un capolavoro della prosa rinascimentale, caratterizzata da uno stile elevato, solenne e rigorosamente bembiano. Fu scritta per chiedere all’ imperatore Carlo V d’ Asburgo di restituire Piacenza alla Chiesa, dopo l’ assassinio del Duca Pier Luigi Farnese nel 1547 durante una congiura filo-imperiale guidata dal governatore Ferrante Gonzaga. La città fu poi occupata dalle truppe imperiali. L’ autore redasse quest’ orazione per perorare la causa di Papa Paolo III che temeva l’ espansionismo asburgico e lo scisma religioso, e cercò di fare leva sull’ onore e sulla clemenza dell’ imperatore affinché riconsegnasse il Ducato. Pur esaltando la figura di Carlo V, Della Casa insiste sulla legittimità dei diritti papali e avverte l’ imperatore che un’ eccessiva brama di potere in Italia avrebbe danneggiato la sua immagine di sovrano universale.
Bibliografia: Bencirechi, p. 372; Boca, p. 47; Borde, p. 387; Brunet, vol. 2, p. 519; Choix, p. 448; Clio, 7984; Ghisalberti, p. 757; Graesser, vol. 2, p.335; Manuzzi, p 53, 1023; Marchetti, p. 30, 268; Mazzeschi Porretti, p. 282; Montandon, p. 34; Santosuosso, pp. 112; USTC, 826260; Widener, p. 528. Cfr. Bertin, La pedagogia umanistica europea nei secoli XV e XVI, (1961), p. 100; Patterson, Fashion and Armour in Renaissance Europe,((2009), p. 20; Reid, Galateo, of Manners and Behaviours in Familiar Conversation, (1892),p. IX; Renaissance and Reformation, (2018), vol. 41, p. 68; Ruffini, Cristoforo Zabata libraio, editore e scrittore del Cinquecento, p. 85.