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[Ferrara, Francesco Rossi], 1566. In-4° (20 cm x 13,5 cm). Pp. (8), 181, 1 c.b., (12). Segnatura: +4 (con +4 bianca), A-Z4 (con Z4 bianca), +2, 2+4. Legatura in piena pergamena semirigida del tempo, titolo manoscritto sul dorso. Carattere corsivo e romano. Grandi capolettera istoriati xilografici. Al front. nota di possesso di mano coeva “Di Pierino Maphej comp(agn?)o in Ferrara” e la data “13 aprile 1566”. Qualche insignificante goretta chiara al margine sup. esterno di poche pp., peraltro esemplare fresco e stampato su carta forte in stato di conservazione molto buono.
Prima edizione di quest’ opera che costituisce la seconda parte, completa in sé, delle “Cavalerie della città di Ferrara”, affascinante descrizione rinascimentale delle imponenti celebrazioni approntate in Ferrara per le nozze di Alfonso d’ Este e Barbara d’ Austria. Un elemento scenografico e letterario che racchiude le descrizioni delle giostre e delle attività cavalleresche “cose d’ arme” svoltesi durante i festeggiamenti con le manifestazioni di coraggio e abilità, non solo con le armi, da parte dei cavalieri, in cui la ricerca del meraviglioso, del magico, dell’ amore e dell’ eroismo era intesa ad appagare i sensi e la mente. L’ opera è oggi più comunemente attribuita a G.B. Pigna, anche se alcuni continuano a riferirla ad Agostino Argenti, (cf. R. Baldi, Giovanni Battista Pigna, uno scrittore politico nella Ferrara del Cinquecento, Genoa, 1983, p. 35) che sarà fina da giovane proprio il cancelliere e lo storiografo di corte di Alfonso II d’ Este. La corte Estense fu fondamentale nel creare un’ atmosfera rinascimentale unica a Ferrara in cui la cavalleria, meno focalizzata sul combattimento rispetto al Medioevo, era un aspetto importante ma non l’ unico. Il teatro e la cavalleria si fusero, creando rappresentazioni che celebravano i valori cavallereschi e l’ ideale dell’ uomo rinascimentale. L’ esaltazione di questi valori non era però priva di ironia e critica che rifletteva un approccio più complesso e moderno alla realtà. Le figure cavalleresche erano rappresentate con un’ interiorità sfaccettata e contraddittoria che le rendeva più realistiche e meno idealizzate. Questo connubio tra spettacolo, cultura di corte, promozione delle arti e idealizzazione della cavalleria sviluppatosi soprattutto alla corte estense sarà proprio un tratto distintivo del Rinascimento.
Bibliografia: Adams, F-265; Edit 16, Cicognara, p. 234, 1377; Catalogue de la Bibliothèque de S. E. D. Paolo Borghese, p. 293, 1893; CNCE10442; D.B.I., IV, p. 116; Index Aureliensis, 107.239; Lozzi, 1661; Melzi, I, p. 190; NUC, pre-56, v. 458, p. 214; Pinelli-Morelli, IV, p. 173, 1117; Shaaber, p. 23; Tiraboschi, Biblioteca modenese, p. 152, XXII; Watanabe-O’Kelly-Simon. p. 390, 388. Cfr. Bruscagli-Quondam, Tipografie e romanzi in Val Padana fra quattro e cinquecento, p. 93; Fahy, Le edizioni di Francesco Rosso, in “L’ Orlando Furioso del 1532. Profilo di una edizione”, p. 186; Mulryne-Goldring, Court Festivals of the European Renaissance Art, Politics and Performance, p. 423; Page-Petersen-Quarta, Court of Ferrara & its patronage, p. 340: Pettinelli, Forme e percorsi dei romanzi di cavalleria da Boiardo a Brusantino, XXI, p. 121.