
#dentisrarebooks
© Copyright 2026 - All rights reserved
€1100.00 (In Stock)
Le Metamorfosi di Ovidio Ridotte da Gio. Andrea dall' Anguillara, in ottava rima. Al Christianissimo Re di Francia Henrico Secondo. Di nuovo dal proprio Auttore rivedute, & corrette, Con l’ Annotationi di M. Gioseppe Horologgi.
In Venetia, Appresso Francesco de’ Franceschi Senese, 1575. In-8° (20,4 cm x 17,5 cm). Cc. (4), 268. Segnatura: [*]4, A-2K8, 2L4. Solida legatura settecentesca in mezza pelle marezzata, autore e titolo in oro sul dorso. Tagli dorati. Con 15 belle illustrazioni impresse in xilografia a mezza pagina all’ inizio di ciascun libro, al di sopra una cornice xilografica, di stile diverso in ciascun libro, contiene l’ argomento del libro. Al front. ed al verso dell’ ultima carta, entro una cornice ovale figurata, marca tipografica (Z915) in xilografia raffigurante La Pace, una donna seduta accanto ad una colonna con un ramo d’ ulivo nella mano sinistra ed il braccio destro appoggiato su una cornucopia. Al contropiatto ant., gustose annotazioni bibliografiche manoscritte in bella calligrafia su tassello in carta azzurra da un bibliofilo ottocentesco. Carattere corsivo e romano. Testo stampato su due colonne. Capolettera figurati e fregi xilografici. Front. leggermente fiorito al margine esterno, peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Bella ed importante traduzione italiana del poema ovidiano, nel celebre adattamento poetico in ottava rima di Giovan Andrea Anguillara, forse il più celebre lavoro oltre che il capolavoro dell’ illustre poeta e letterato nativo di Sutri, qui con le Annotationi dell’ umanista ferrarese Giuseppe Orologi. L’ opera ebbe un’ enorme influenza sulla letteratura, le arti visive e la cultura europee, dal Medioevo al Rinascimento.
Dante stesso conosceva bene ed amava le Metamorfosi che, con i suoi numerosi miti di trasformazioni, gli fornì un ricco repertorio di immagini, personaggi e situazioni che Il Poeta rielaborò nella sua Commedia rimasta profondamente influenzata anche nella sua struttura, presenta infatti un viaggio attraverso diversi regni e trasformazioni spirituali dei personaggi. Inoltre, il tema del cambiamento e della transitorietà della condizione umana, centrale nelle Metamorfosi, è evidente anche nel poema dantesco dove i miti classici vengono adattati dal Poeta in chiave cristiana: si pensi al mito di Apollo e Dafne, presente nelle Metamorfosi, viene ripreso nel canto I del Paradiso, dove Beatrice, come Dafne, si trasforma in luce. Dante cita esplicitamente Ovidio in alcuni passi della Commedia e fa numerosi riferimenti alle Metamorfosi, dimostrando una profonda conoscenza dell’ opera ovidiana. Molte figure mitologiche che appaiono nelle Metamorfosi sono presenti nella Commedia, come Cerbero, Caronte, Minerva, etc. Dante, però, non si limita a riproporre i miti ovidiani, ma li rielabora e li adatta al suo contesto, attribuendo loro nuovi significati simbolici.
L’ Anguillara realizzò uno degli esempi più raffinati di “volgarizzamento” rinascimentale, molto apprezzato per l’ eleganza dello stile e per la capacità di cogliere la ricchezza narrativa di Ovidio nella lingua volgare, è considerata dalla critica il vertice della traduzione ovidiana nel Rinascimento per la sua qualità stilistica La scelta dell’ ottava rima, tipica della poesia epica e cavalleresca, conferì al mito classico un aspetto familiare al pubblico del XVI secolo. La traduzione dell’ Anguillara non fu un semplice esercizio accademico, ma una vera e propria riappropriazione e riconfigurazione del testo classico. L’ opera si inserì perfettamente nel gusto dei lettori veneziani e della penisola, affascinati dal genere epico-cavalleresco e dalla “voga ariostesca”. La dedica al re di Francia, Enrico II, sottolinea l’ importanza internazionale di quest’ opera, che circolò ampiamente nelle corti e nei salotti letterari europei, una vera e propria enciclopedia di mitologia classica, in oltre 11000 versi, Ovidio ci presenta oltre 250 miti della classicità greca e romana. Un affascinante caleidoscopio di miti e personaggi: Medea, Apollo e Dafne, Piramo e Tisbe sono solo alcuni. Rispetto all’ altra celebre traduzione cinquecentesca de Le Metamorfosi eseguita da Lodovico Dolce che puntò su un’ opera divulgativa in ottava rima, l’ Anguillara offrì un capolavoro poetico dal tono epico-cavalleresco. Il Dolce adottò uno stile più piano, accessibile e vicino alla prosa, con lo scopo di raggiungere un pubblico ampio, e persino le donne. L’ Anguillara invece ha un respiro più alto e vigoroso; la sua è un’ opera d’ arte autonoma che fonde il mito ovidiano con l’ influenza ariostesca dell’ Orlando Furioso. Entrambi usano l’ ottava rima, ma l’ Anguillara imprime una musicalità più complessa, innovativa e sostenuta, mentre Dolce predilige una fluidità più narrativa e lineare concedendosi ampie libertà, rielaborando e modernizzando il testo originale, a volte integrando traduzioni precedenti. L’ Anguillara mantiene una struttura narrativa robusta, ma arricchisce la materia ovidiana di riflessioni morali e di uno slancio drammatico
L’ umanista ferrarese Giuseppe (Gioseffo) Orologi curò l’ importante apparato critico di di questa traduzione, ricco di note e commenti; le sue Annotationi spiegavano i riferimenti allegorici, mitologici e retorici dei testi ed arricchiscono l’ opera inserendo dettagli eruditi, chiavi di lettura mitologiche e confronti con i grandi poemi epici . Il commento di Orologi, rinomato per l’ entusiasmo con cui elogiava questa traduzione del dell’ Anguillara, affermava che il traduttore si fosse talmente immedesimato e “trasformato” nello spirito del poeta latino da non sfigurare al suo cospetto. Il commento di Orologi ha trasformato la traduzione in un’ opera di riferimento enciclopedica, fondamentale per artisti e poeti dell’ epoca. Il poema divenne un fenomeno di massa paragonabile a quello dell’ Orlando Furioso, diffondendosi non solo nelle corti ma anche negli strati popolari, influenzando profondamente persino la decorazione pittorica nei palazzi aristocratici del tempo
Bibliografia: Argelati, IV, vol. 5, p. 598; Blattner, p. 208; Browne, p. 40; Brunet, p. 293; Burman, vol. 46, p. 4270; Canal, p. 150; Cavallaro, p. 133; Duplessis, p. 43, 117; Ghisalberti, p. 33; Graesse, p. 94; Grolier de, vol. 2, p. 102; Heber, p. 221; Kolb, p. 22; Lateinische Schriftsteller, 1834, II, p. 689; Paitoni, vol. 3, p. 57; Quentin-Bauchart, p. 154, 40; Sapori, p. 207; Scotto-Thellung, p. 31; Schweiger, III p. 689; Segu, p. 446; USTC, 845872; Zanardi, p. 46. Manca all’Adams. Cfr. Cappelletti, Gli dei a corte letteratura e immagini nella Ferrara estense, (2009), p. 255; Cieri Via, Immagini degli dei mitologia e collezionismo tra ‘500 e ‘600, (1994), p. 180; Kuhn, Mythos und Metapher Metamorphosen des Kirke-Mythos in der Literatur der italienischen Renaissance, (2003), p. 622; Rossi-Superbi, L’ Arme E Gli Amori Ariosto, Tasso and Guarini in Late Renaissance Florence, (2004), p. 330; Sabinus, Publii Ovidii Nasonis Opera, p. CXLII; Sigurette-Lafambroise, Andromède, ou, Le héros à l'épreuve de la beauté, (1996), p. 71.