
#dentisrarebooks
© Copyright 2026 - All rights reserved
€850.00 (In Stock)
Venezia, Edizioni del Cavallino, gennaio 1967. Formato Leporello in-8° (15 cm x 10, cm), (15 cm x 240 cm). Pp. (44), composto da 22 pp. r/v, realizzate in serigrafia a colori e b./n, in cartonatura pesante plastificata. Volume realizzato in collaborazione con lo stampatore Sergio Tosi di Milano. Rilegatura editoriale costituita da due piatti rigidi in tutta tela nera, autore ed editore impressi in bianco sul piatto anteriore. Con fascetta editoriale muta in acetato trasparente. Esemplare in ottimo stato di conservazione.
Prima edizione di questo importante libro d’ artista, facente parte dei prestigiosi Cahiers de Poche ideati da Carlo Cardazzo, impresso in 200 esemplari numerati e firmati al colophon dall’ artista friulano, il nostro 38/200. L’ opera presenta alcune tipiche sperimentazioni di Getulio Alviani sulla percezione visiva: Alviani descrive nei dettagli “per realizzare, con la massima economia”, con l’ ausilio di tavole, grafici disegni, anche a colori, una serie di opere modulari, quali una struttura circolare in alluminio del ‘64, serigrafie in bianco nero del ‘62, superfici a struttura vibratile del ‘62, una struttura speculare in alluminio colorato del ’64.
Ideatore plastico, progettista, grafico, teorico, collezionista e attivo promotore, Alviani nasce a Udine il 5 settembre 1939. Già a partire dalla fine degli anni Cinquanta realizza le sue prime “superfici a testura vibratile”, lavori in cui modella piani metallici fresati in acciaio e alluminio creando complessi e inediti giochi di riflessi che danno origine a illusioni ottiche e immagini diverse a seconda del punto di vista da cui le si osserva. Considerate una delle vette più alte dell’ arte cinetica o programmata, nella quale le opere si originano non dall’ impulso gestuale dell’artista ma da un’ esatta programmazione, Alviani stesso spiega che “ognuno di questi oggetti non assume validità per il fatto compositivo, non ha alcuna importanza la presenza in essi di una forma piuttosto che di un’ altra, e si deve dire che tutti, anche i più differenti, sono il medesimo oggetto”. L’ importanza dell’ aspetto riflettente delle superfici viene sottolineata dallo stesso Alviani nei suoi appunti e ricordi sull’ arte cinetica: “Su uno smalto nero batteva la luce e quel punto diventava bianco: questo mi fece capire quanto la luce fosse determinante per la dinamica visiva delle cose”.
Bibliografia: Dematteis e Maffei, p. 87; Maffei, Il Libro d’artista, p. 9. Cfr. Bianchi-Marangon, Un cavallino come logo, (2006), p. 160; Di Genova, Storia dell’ arte italiana del ‘900, (1986), vol. 5, p. 261; Vogel, Zeitgenössische Druckgrafik Künstler, Techniken, Einschätzungen, (1982), p. 44.