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Padova, Tip. Salmin, 1896 (al colophon, 1897). In-128° (1,6 cm x 1,1 cm). Pp. 205, (3). In antiporta, il ritratto di Galileo a mezzo busto impresso in xilografia. Affascinante legatura dell’ epoca in piena pergamena con fregi dorati ai piatti e, sul dorso, nome dell’ autore impresso in oro. Tagli dorati. Al colophon “Stampato coi caratteri del Dantino onde superare qualsiasi altra minuscola edizione – Maggio 1897”, “La differenza della data finale con quella iniziale si deve forse al fatto che la stampa richiese molto tempo, più mesi forse o un anno intero.” (Boffitto). Esemplare in ottimo stato di conservazione.
Prima ed unica edizione, particolarmente rara, di uno dei più celebri e ricercati libri in miniatura, molto probabilmente il più piccolo libro scientifico, per lungo tempo il più piccolo libro stampato coi caratteri mobili noti come “occhio di mosca”, usati per la prima volta da Salmin nel 1878 per l’ edizione di Dante. “the most widely discussed and the most sensational of all microscopic type-faces used in miniature books”. Oggi il primato appartiene al Pater Noster in sette lingue stampato nel 1952 dal Museo Gutenberg di Magonza, misura 3,5 mm x 3,5 mm.
Il testo è la Novantiqua, dal tentativo di Galileo di conciliare il "nuovo" con l’ “antico”, la celebre lettera inviata da Galileo alla sua amica e protettrice Madama Cristina di Lorena, scritta per difendere il copernicanismo dalle accuse di eresia. E’ uno dei testi centrali della riflessione di Galileo sul rapporto tra scienza e fede; essa mette a confronto il libro della natura e il libro sacro sul rapporto mobilità-immobilità, centralità-non centralità di terra e sole, mostrando la singolarità dei due libri e dimostrando che non è pertinente leggere i caratteri della natura mediante il testo della Bibbia.
Il libro è composto da 208 pagine, ogni pagina contiene 9 righe e ciascuna con al massimo tre parole. Per la stampa i tipografi Salmin di Padova utilizzarono i minuscoli caratteri di corpo 2 detti “occhio di mosca”, incisi nel 1834 dal punzonista milanese Antonio Farina, incisore della Stamperia Reale di Torino; commissionati dell’ editore Giacomo Gnocchi, tali caratteri vennero fusi nel 1850 dal Corbetta di Monza e furono composti dall’ operaio-tipografo Giuseppe Gech, il cui lavoro consistette nell’ assemblare 24102 di questi caratteri. “For many years this tiny book which is only half the size of an ordinary postage stamp was considered the smallest printed from movable type”. A G. Gech si deve la frase al colophon “onde superare qualsiasi altra minuscola edizione”.
Bibliografia: Beijers, p. 10, 85; Boffito, 2118; Bondy, 94; Carli-Favaro, p. 350; Clio, p. 296; NYPL, XV, p. 489; Spielmann, 161 “One of the most famous and popular miniature book in existence”; Welsh, 2935. Cfr. Favaro, Le opere di Galileo Galilei, XX, p. 14; Fumagalli: “Les freres Salmin publierent en 1897 une Lettera a Galileo.. qui est, peut-etre, le plus petit livre du monde, veritable” (Lexicon, p. 276).