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Questo pesce si chiama Squalo Lamia Abitator dell’ Oceano, e d’ altri Mari, è terribile in ogni sua qualita, e stato preso nelle Tonere del Quarner dal Patron Leonardo Bertoli con altri ventiquattro marinaj il. 10. 7bre dell’ anno 1823. Pesa Libbre duemilla grosse Venete, e fu fatto vedere in Venezia sulla Riva di Schiavoni a tutto il popolo per grande ammirazione.
Venezia, 1823.
Dimensioni: 36 cm x 21,5 cm.
Esemplare in ottimo stato di conservazione.
Rarissimo foglio volante che immortale una splendida incisione raffigurante un grande squalo bianco catturato dal capitano Leonardo Bertoli nelle tonnare del Golfo del Quarnero (Croazia) nel settembre 1823 ed esposto al pubblico a Venezia.
In passato, i termini Lamia, Carcharias lamia o Canis carcharias venivano impiegati dai naturalisti, ispirandosi alla figura mitologica greca della Lamia, un mostro divoratore, per descrivere i grandi squali d’ alto mare, in particolare, lo squalo bianco e lo squalo volpe, i grandi squali predatori come questo esemplare, una femmina adulta di squalo bianco lunga 4,70 metri, pesava 2.000 libbre grosse venete, circa 950-1000 kg. Gli esperti ne hanno accertato il sesso sia per le grandi dimensioni, tipiche delle femmine della specie, sia per l’ assenza di missopterigi. Per la straordinarietà dell’ evento, lo squalo fu trasportato a Venezia e mostrato al pubblico sulla Riva degli Schiavoni, suscitando enorme scalpore e grande ammirazione tra i cittadini. Questo evento è rimasto celebre nella storia della zoologia e delle cronache popolari dell’ Ottocento grazie a questo rarissimo manifesto illustrato dell’ epoca, Einblattdruck. stampato a Venezia nel 1823, che descrive in dettaglio l’ incredibile evento zoologico per l’ epoca di straordinaria importanza scientifica poiché rappresenta una delle più antiche testimonianze storiche e scientifiche fra le più importanti e meglio conservate sulla presenza dello squalo Carcharodon carcharias nel Mar Mediterraneo. Data l’ eccezionalità e la rarità dell’ evento per l’ epoca, il grande predatore venne immediatamente preservato tramite imbalsamazione ed oggi fa parte fa delle storiche collezioni zoologiche dell’ Università di Padova.
Questo reperto del 1823, insieme ad altri documenti d’ archivio italiani, come lo scheletro dello squalo adriatico del 1839 descritto da Carlo Luciano Bonaparte, costituisce la prova scientifica e storica di come il grande squalo bianco fosse un frequentatore storico, seppur sporadico, del Mar Adriatico e del bacino del Mediterraneo.
Bibliografia: OCLC non censisce esemplari in biblioteche pubbliche. Assente dalle principali bibliografie di riferimento.