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Sassari, Tipografia Azuni, 1883. In-8° (18,5 cm x 13 cm). Pp. 59, (1). Solida brossura editoriale rosa a stampa, nell’ angolo superiore destro, una bella dedica autografa dell’ Autore: “alla distinta Signora Luisa Ferraris-Hoitz finchè si ricordi qualche volta del povero irredento”. Esemplare in ottimo stato di conservazione.
Prima ed unica rara edizione di quest’ opera dell’ illustre geologo, paleontologo e paleoetnologo friulano di nascita ed oriundo istriano da due generazioni; aveva maturato fin da giovane una profonda avversione verso il governo austriaco, patriota fino all’ estremo e poi garibaldino, si rese protagonista di clamorose proteste studentesche contro la polizia austriaca e fu processato ed incarcerato diverse volte, subendo poi l’espulsione da tutte le scuole dell’ Impero. Completati comunque gli studi universitari, grazie alla sua fama di studente modello e all’ intervento del senato accademico, ottenne la sua prima cattedra a Sondrio, proprio in Valtellina è fervida la sua attività di ricerca; attratto dalla natura dei luoghi inizia un’ approfondita ricerca geologica, passione che, assieme all’ amore per la Patria, lo accompagnerà per tutta la sua lunga vita.
Questo saggio, in cui l’ autore riassume con scrupolosa chiarezza la geografia dell’ Istria, facendo rivelare i punti principali della sua storia e trattando con speciale cura e competenza la geologia della penisola, Lovisato lo introduce infatti con una domanda di paleoetnografia per lui centrale “… e la popolazione d’ Istria ? E’ Italiana ?”, “e come troviamo Teutonici nel Veneto, Francesi nel Piemonte e Albanesi su quel di Napoli ed in particolar modo nelle Calabrie, il fatto di alcune tribù di Slavi per le campagne, toglie forse all’ Istria di vantare la Patria italiana nei riguardi etnografici ?”.
La sua passione lo portò a studiare con un grande della mineralogia italiana Torquato Taramelli il padre di questa scienza, con cui aveva collaborato alla stesura della Carta Geologica dell’ Istria.
Domenico Lovisato compì importanti studi mineralogici anche in Sardegna, dirigendo anche l’ Orto Botanico di Cagliari dove insegnò anche all’ università. Durante questo periodo aggiornò l’opera di Alberto La Marmora, organizzò il Club Alpino Sardo occupandosi della costruzione del Rifugio “La Marmora” sul Gennargentu. Importanti gli studi principalmente legati alla paleontologia animale nella regione sarda furono portati a compimento dall’ autore che poi, al seguito di Giacomo Bove, viaggiò anche in Patagonia. Rimase profondamente legato alla Sardegna a tal punto che decise di chiamare “Gennargentu” una catena di montagne nella Terra del Fuoco. In Argentina studiò la composizione del terreno e scoprì molte nuove catene montuose, fino ad allora sconosciute.
Ritornato in Italia, non appena scoppiò la prima guerra mondiale, Domenico Lovisato non attese altra occasione per dimostrare il suo patriottismo mai sopito e il suo odio contro il nemico e vecchio invasore austriaco. Sebbene anziano si arruolò volontario nel maggio 1915 e combatté al fronte in prima linea. Ferito si ammalò ed il 23 febbraio 1916 l’ eroe di guerra e genio della scienza italiano morì a Cagliari.
Bibliografia: BM, 1891, p. 241; BM, CXLV, p. 405; Clio, 5228; Morpurgo-Zenatti, p. 155. Cfr. AA.VV., La Porta orientale, XXXII, p. 192; AA.VV., Memorie descrittive della carta geologica d’ Italia, XVIII-XIX, p. LXX; Cobol, L’ opera di un cospiratore di Capodistria nella storia del risorgimento politico giuliano […], p. 149; Franolic, Books on Croatia and Croatians, p. 37.