
#dentisrarebooks
© Copyright 2026 - All rights reserved
€980.00 (In Stock)
In Roma, Appresso Vincenzo Valgrisi, 1551. In-8° (15,4 cm x 10,3 cm). Cc. (4), 140. Segnatura: [*]4, A-R8, S4. Legatura coeva in piena pergamena floscia, autore e titolo manoscritti sul dorso. Titolo manoscritto sul taglio inferiore. Al recto della c.b. iniziale un’ annotazione manoscritta in bella grafia da mano settecentesca “Questa traduzione è fatta direttamente dal greco è bellissima e di buona lingua”. Marca tipografica del Valgrisi in xilografia al frontespizio ed alla c. S4(v). Al verso del frontespizio, un’ annotazione bibliografica manoscritta nel settecento “Fontanini Bibl. Tom I Pag. 151”. Qualche debole ed insignificante piccolo alone al margine esterno di poche cc., peraltro esemplare in ottimo stato di conservazione.
Celebre ed apprezzata della prima traduzione integrale in lingua toscana delle orazioni politiche di Demostene, oltre che prima traduzione in volgare di un’ opera di Demostene, curata dall’ umanista e filosofo senese Felice Figliucci. Nonostante il titolo parli chiaramente di “undici filippiche”, l’ opera include un corpus complessivo di undici orazioni politiche di Demostene indirizzate contro la minaccia dell’ espansionismo di Filippo II di Macedonia: le tre Olintiache, orazioni per convincere Atene ad aiutare la città di Olinto, assediata da Filippo, l’ orazione Sulla pace e sull’ Alloneso, incentrate sui trattati e le controversie territoriali con la Macedonia, l’ orazione Sui fatti del Chersoneso, a difesa del generale ateniese Diopite, attivo nella penisola del Chersoneso contro gli interessi macedoni; inclusa a completamento del contesto storico e polemico, la Lettera di Filippo agli Ateniesi, una missiva diplomatica inviata dal sovrano macedone come formale dichiarazione di ostilità e giustificazione delle proprie azioni.
L’ opera fu pubblicata in un’ Italia politicamente frammentata, dominata dall’ egemonia della Spagna di Carlo V e sconvolta dalle Guerre d’ Italia. In contesto storico simile, Il retore ateniese Demostene aveva pronunciato le sue Filippiche nel IV secolo a.C. per risvegliare i cittadini di Atene dal loro torpore e spingerli a combattere contro l’ avanzata di Filippo II di Macedonia, che minacciava l’ indipendenza delle poleis greche. Tradurre queste orazioni nel Cinquecento non era un semplice esercizio di stile. Gli intellettuali rinascimentali usavano la retorica classica come uno “specchio” della realtà contemporanea. Filippo il Macedone diventava la figura del tiranno straniero o del sovrano assoluto, come l’ imperatore Carlo V o i re di Francia, mentre Atene simboleggiava le fragili e divise repubbliche italiane, tra cui la stessa Siena, patria del Figliucci, che proprio in quegli anni lottava strenuamente per difendere la propria indipendenza prima di capitolare nel 1555.
L’ intento dell’ autore non era solo di natura filologica o storica, ma anche fortemente retorico e politico, voleva dimostrare l’ autonomia e la dignità letteraria della prosa oratoria in lingua volgare, il toscano appunto ormai legittimato come lingua di alta cultura, pari ai modelli latini e greci, il più alto esempio di eloquenza deliberativa. Figliucci dichiara espressamente che le orazioni sono “dichiarate in lingua toscana”, l’ obiettivo dell’ umanesimo volgare era democratizzare la sapienza classica, rendendo i testi politici e filosofici della Grecia classica, “dichiarati”, accessibili alla nuova classe dirigente, ai cortigiani e ai politici che non padroneggiavano il greco antico. In un’ epoca segnata dalle lacerazioni della Riforma protestante e dalla necessità di una riforma morale e politica all’ interno del mondo cattolico, la scelta di tradurre testi che esaltavano il senso del dovere, il sacrificio per il bene comune e l’ integrità morale contro la corruzione rifletteva la volontà di formare una nuova coscienza etica e civile nei lettori del tempo.
Le Undici Filippiche di Figliucci rappresentano il perfetto punto d’ incontro tra filologia classica, propaganda politica patriottica, l' allarme contro lo straniero, e l’ esigenza formativa ed etica tipica del periodo della Controriforma.
Bibliografia: Adams, D-292; Argelati, p. 300; Bosco-Serravalle, p. 73; Canal, p. 24, 253; Crofts, p. 76; De Angelis, I, p. 290; Folger, p. 660; Fontanini, vol. 3, p. 15; Fornari-Spinola, p. 79, 686; Gennadius Library, p. 258; Ghisalberti, p. 559; Grässe, vol. 2, p. 360; Haym, 16.4 “First rare Italian edition of Demosthenes’ Philippics Felice Figliucci translates directly from Greek not in close translation, but declaring, as we read on the cover page”; Harcourt, p. 77; Moss, I, 390; Quetif-Echard, Scriptores Ordinis Praedicatorum recensiti, vol. 2/I, p. 263; USTC, 826511. Cfr. Barbisi-Bera, Per Giovanni Della Casa ricerche e contributi, (1997), p. 447; Bozza, Scrittori politici italiani dal 1550 al 1650, (1949), p. 61.