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Milano, Edoardo Sonzogno Editore, 1887. Tre parti in un volume In-folio (33,2 cm x 25,6 cm). Pp. (4), 679. In antiporta, 1 grande ritratto di Dante a mezzo busto di profilo. Con 135 tavole fuori testo di Gustave Dorè impresse in xilografia: 75 per l’ Inferno, 42 per il Purgatorio, 18 per il Paradiso. Bella e solida legatura coeva in mezza pelle marrone, autore e titolo dorati sul dorso, piatti in carta percalinata. Testo disposto su due colonne. Qualche raro ed insignificante segno del tempo al margine esterno di poche carte, peraltro esemplare genuino in ottimo stato di conservazione.
Bella e ricercata edizione della Commedia nella famosa e fortunata versione figurata da Gustave Doré, rara a trovarsi così ben conservata, senza dubbio una delle edizioni più conosciute al mondo grazie alle sue celeberrime xilografie che sono un perfetto connubio tra l’ abilità di Doré e la vivida immaginazione visiva di Dante. Caratterizzate da un forte romanticismo visionario, queste xilografie in bianco e nero hanno forgiato l’ immaginario collettivo dell’ oltretomba dantesco. I suoi disegni sfruttano sapientemente i giochi di luce e ombra del legno, creando atmosfere cupe per l’ Inferno e scene sempre più eteree e luminose man mano che si sale verso il Paradiso. Dalle spaventose profondità dell’ Inferno, attraverso la montagna del Purgatorio, fino ai regni superiori del Paradiso; le illustrazioni di Doré ritraggono perfettamente la passione e la grandezza del capolavoro di Dante in grandi scene come l’ ingresso attraverso le porte dell’ Inferno, l’ incontro con le anime innocenti nel Limbo, la doma di Cerbero, le tombe incendiarie degli eretici, la foresta dei suicidi, la visione di Caifa crocifisso, Giuda tra le zanne di Lucifero, le porte del purgatorio, il Paradiso in terra, l’ Albero della Conoscenza del Bene e del Male, gli stati del Paradiso, la Beata Vergine Maria. Le tavole traducono perfettamente il pathos e il sublime romantico e talvolta l'artista si è preso delle libertà iconografiche per rendere la scena più teatrale e drammatica, come nel caso di Lucifero raffigurato con un solo volto invece di tre. “nessun artista avrebbe potuto illustrare Dante meglio di Doré. Oltre al talento composito e grafico… possiede occhio visionario di cui parla il poeta, capace di svelare l’aspetto segreto e singolare della natura” (T. Gautier).
Doré è stato uno dei maggiori diffusori della cultura europea attraverso le illustrazioni dei grandi classici come Dante, Rabelais, Cervantes, La Fontaine, Milton, ma anche di autori a lui contemporanei come Balzac, Gautier, Poe, Coleridge, Tennyson. “Oltre ad occupare un posto di primo piano nella cultura visiva del XIX secolo, egli segna l’ immaginario del XX e quello di inizio XXI, tanto nel fumetto, di cui è considerato uno dei padri fondatori, quanto nel campo cinematografico. Come nessun altro artista del suo secolo, Doré adopera le tecniche più disparate per mostrare attraverso il filtro del suo occhio visionario lo spettacolo ricco e pullulante della poesia frutto della sua immaginazione, come alla perenne ricerca di nuovi confini” (da Gustave Doré 1832-1883. La fantasia al potere.). Ancora oggi, a più di 160 anni dalla loro prima pubblicazione, la resa del testo dantesco di Doré determina la nostra visione della Commedia, paragonata a quelle di Botticelli e di William Blake da Nigel Gosling nella sua fondamentale ed insuperata biografia di Gustave Dore del 1973.
Il testo della lezione del commentatore anconetano Eugenio Salomone Camerini, esemplato su quello da Johan Witte, anche se spesso se ne allontana e nelle varianti preferisce attenersi alle due edizioni della Crusca del 1595 e del 1837, incontrò grande fortuna non per apporti, esegetici o filologici, personali, che anzi o mancano o sono marginali, ma perché vi si raccoglie con una certa perspicuità il meglio critica dantesca nella tradizione esegetica antica e moderna. L’ interpretazione non trascura nessuno degli aspetti del poema, sulla base dei chiosatori antichi e moderni, dei quali, nelle pagine introduttive dell’ edizione del 1869, si offre inoltre un’ utile rassegna. La misura del dantismo del Camerini si rileva dalle sobrie Introduzioni, in cui la valutazione critica complessiva della Commedia si giova di giudizi assai rinomati, accolti dal letterato con entusiastico eclettismo: quello, ad esempio, dell’ Hillebrand a p. 76 dell’ encyclopédie poétique d'une civilisation, quello del Labitte sugli effetti plastici dell’ espressione dantesca (ibid., p. 17); quello del Quinet, che vede in Dante “l’ adolescence de l’ esprit humain” e nel Faust goethiano “l’ esprit humain dans sa vieillesse”. Le note del Camerini sono state a lungo apprezzate per essere chiare, accessibili e volte a guidare un pubblico vasto alla comprensione del poema, distinguendosi per l'immediatezza rispetto ai commenti accademici più antiquati.
Sino a tutto il Settecento, l’ interesse della Francia per Dante è principalmente rivolto alla figura del poeta e si limita per la sua opera agli episodi di Paolo e Francesca e Ugolino. Dal XIX secolo si assiste ad una progressiva crescita della fortuna dell’ opera dantesca, con numerose traduzioni in francese della Commedia, studi critici, la nascita di giornali e riviste specializzate e oltre duecento opere di pittura e scultura a tema dantesco realizzate tra il 1800 e il 1930. Nonostante il crescente interesse per il poema, Doré inizialmente non trovò editori disposti a sostenere le spese di produzione della sua costosa edizione in-folio: sarà dunque lo stesso artista a finanziare la pubblicazione del primo libro della serie, Inferno, stampata nel 1861 da Hachette. Il volume dell’ Inferno ha subito un grande successo: “a partire dall’inverno 1860-1861 Gustave Doré invase la scena parigina con Dante” (Philippe Kaenel); la tiratura è presto esaurita e già l’ anno successivo gli editori europei e statunitensi fanno a gara per assicurarsi i diritti. Diventa quindi naturale pensare di completare l’ opera con le illustrazioni delle altre due cantiche della Commedia: nel 1868 Hachette pubblica il Purgatorio e il Paradiso, l’opera completa è illustrata da 135 tavole e dal ritratto di Dante nell’antiporta.
L’ edizione Sonzogno ha avuto una enorme diffusione, è stata pubblicata sino al 1942, anche grazie alla scelta di essere venduta in edicola a fascicoli, così da poter raggiungere un numero nettamente superiore di lettori rispetto a quanti avrebbero potuto acquistare l’ opera nella costosa versione in volume. Bisogna sicuramente segnalare, come nell’ Italia ottocentesca in cui molti patrioti e intellettuali, animati dall’ esigenza della definizione di un’ identità italiana, fanno riferimento a “precursori” come Dante, Petrarca e Machiavelli, Giuseppe Garibaldi conservi nella sua biblioteca di Caprera anche questa famosa edizione della Divina Commedia illustrata da Gustavo Doré.
Bibliografia: Bacchi della Lega, p. 79, n. 77; BM, vol. 7, p. 573; Bocca, p. 268; Carducci (a cura di), Il Propugnatore, (1890), vol. 23, p. 79; Clio, p. 98, 13083; Fiske, p. 35; Kock, vol. 2, p. 421; Mackenzie, p. 132; Mambelli, p. 173; NUC, Pre-1956, vol. 132, p. 642; OCLC, 799396282; Passerini, p. 477; Saginati-Calcagno, p. 77, 366; Widener, p. 180. Cfr. Del Vecchio, DBI, Eugenio Camerini, (1936),vol. XVII, pp. 187-188; Massarani, Eugenio Camerini, I suoi studi e i suoi tempi, (1877); Parricchi, Dante mostra nazionale dantesca, (1965), p. 249; Schaf, Dante and the Divina Commedia, (1890), p. 329; Zoncada, Salomone Eugenio Camerini (Studio critico-biografico, (1927).