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In Milano, Appresso Giuseppe Marelli, 1752. In-8° (20 cm x 13,5 cm). Pp. 175, (1). Segnatura: A-L8. Legatura di primo ‘800 in mezza pelle nocciola, autore e titolo impressi in oro sul dorso ornato da fregi floreali dorati, al piede luogo e data “milano 1752”. Al front., bella vignetta calcografica con ritratto di Dante inciso di profilo entro cornice circolare. Testatine e finalini xilografici. Alla c. H5(r) segue il Credo, già attribuito a Dante e poi ad Antonio Beccari. Esemplare ancora completamente in barbe ed in ottimo stato di conservazione.
Prima edizione, impressa su carta forte, di quest’ opera che contiene la nota traduzione in versi, in terzine dantesche, dei sette salmi biblici di penitenza, Salmi 6, 32, 38, 51 (il Miserere), 102, 130 e 143 secondo la numerazione ebraica. Storicamente attribuita a Dante Alighieri, sebbene la critica filologica moderna consideri tale attribuzione priva di fondamento scientifico, considerandola invece apocrifa, un volgarizzamento anonimo di epoca successiva che segue fedelmente i sette componimenti biblici dedicati alla richiesta di perdono e alla misericordia divina; si tratta di una parafrasi in terza rima composta da un autore anonimo del XIV o XV, alcuni studiosi hanno proposto come autore reale il poeta trecentesco Antonio da Ferrara.
Nel Settecento, tuttavia, la fame di testi danteschi inediti portò dotti come l’ abate Quadrio a riscoprire questi manoscritti medievali e a pubblicarli sotto il nome del Sommo Poeta. Oltre ai salmi, raccoglie altre rime spirituali attribuite al Poeta, tra cui il famoso Credo di Dante “Questa volgarizzazione dantesca, tratta dall'abate Francesco Saverio Quadrio da una impressione del secolo XV, stata ridotta alla migliore ortografia. A pp. 121-143 è aggiunto il Credo di Dante, già pubblicato nell’ edizione fatta in Venezia per Vindelino da Spira nel 1477 e in quella milanese del 1478 per Lod. e Alberto Piemontesi. Il Quadrio ha accompagnato la versione con annotazioni teologiche e grammaticali” (Mambelli). Quadrio difese fermamente la paternità dantesca per via dello stile e della forza espressiva dei versi. Ma lo stile, per quanto cerchi di imitare quello del Sommo Poeta, presenta caratteristiche linguistiche e metriche successive.
La traduzione è tramandata da diversi codici medievali e compare in antichi manoscritti, come il Barberiniano lat. 4000 e l’ Urbinate lat. 687 della Biblioteca Vaticana. Alcuni di questi manoscritti riportavano esplicitamente titoli come Li sette Salmi Penitenziali, che fece Dante stando in pena.
Così Gamba : “Dobbiamo questa pubblicazione a Francesco Quadrio, che fu poi riprodotta a Bologna e altrove. Il Quadrio si servì di un’ ignota stampa venutagli tra le mani, che io inclino a credere sia l’ edizione del XV secolo veduta nella raccolta Vanzetti, senz’ alcuna data, in quarto, di sole 10 carte”.
Quest’ edizione rappresenta la prima vera ricomparsa editoriale di questo testo dopo le prime due edizioni storiche del Quattrocento. Il successo di questa specifica curatela dell’ abate F.S. Quadrio fu tale da generare successive ristampe, come l’ edizione di Bologna del 1753 e quella di Venezia del 1758.
Anche se i Sette Salmi in versi sono considerati apocrifi, il tema della penitenza è fondamentale nella produzione reale di Dante. Nel Purgatorio, ad esempio, Dante struttura l’ intero percorso di purificazione attorno all’ espiazione dei sette peccati capitali. All’ ingresso della montagna, un angelo incide sulla sua fronte sette “P” con la spada, simbolo del peccato, che verranno cancellate una ad una man mano che il poeta ascende verso la Libertà Spirituale. Inoltre, i veri salmi biblici, tra cui il Miserere e il In exitu Israel de Aegypto, vengono continuamente intonati e recitati dalle anime penitenti lungo le cornici del Purgatorio.
Bibliografia: AA.VV., Giornale dantesco, (1902), p. 137; Beckford, vol. 1, p. 64, 901; Bernardoni, p. 158, 912; BM; vol. 204, p. 619; BM, Catalogue of Printed Books Dante Alighieri, (1887), p. 45; Brunet, II, 515; De Backer-Sommervogel, vol. 2, p. 2200; Elleni, p. 50; Fiske, p. 389; Forster, Dyce Collection, (1875), p. 230; Gamba, I, 207-208; Grässe, vol. 2, p. 334; Hoepli, Biblioteca dantesca, (1883), p. 10; Kock, vol. 2, p. 389; Loescher, Biblioteca dantesca, p. 9; Mayer, Catalogue of the Fejérváry Ivories, (2025), p. 102, Mambelli, 1003; Olmi, Catalogo Fantuzzi, p. 9; Olschki, Letteratura Dantesca, (1911), p. 38; Pregliasco, Dante e il suo tempo, (1965), p. 33; Saginati-Calcagno, p. 161; Cfr. Arato, La storiografia letteraria nel Settecento italiano, (2002), p. 160; Berra, La figura e l’ opera di Francesco Saverio Quadrio, (2010), p. 276; Cosatti, La riscoperta di Dante da Vico al primo Risorgimento, (1967), p. 74; Di Zenzo, Studio critico sull’ attribuzione a Dante Alighieri di un antico volgarizzamento dei Sette salmi penitenziali, (1984), p. 6.