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Firenze, Successori Le Monnier, 1902. In-24° (10,6 cm x 6,9 cm). Pp. C, 622, (2). Bella e solida legatura coeva in piena tela crema, piatto anteriore inquadrato da una cornice a doppio filetto dorato con, all’ interno, una decorazione circolare ai piccoli ferri, autore e titolo in oro sul dorso. Tagli rossi. Esemplare in ottimo stato di conservazione.
Bella ed apprezzata edizione minuscola del capolavoro dantesco. Il canellese G. Giuliani fu professore di lettere, tra i più illustri dantisti dell’ 800 nonché lettore e illustratore della Commedia all’ Istituto di Studi Superiori di Firenze. “Il Giuliani afferma che è Dante stesso a fornire la chiave dell’ interpretazione del suo poema, sulla base di quanto lo stesso Alighieri aveva scritto nell’ epistola a Cangrande della Scala, che egli, sulle recenti orme del Foscolo e del Witte, ritiene autentica, Dante spiegato da Dante rappresentava la sintesi del suo programma. Al Giuliani non interessa tanto la poesia della Commedia quanto la sua allegoria fondamentale; e questa poi non deve andar confusa con l’ allegoria propria di Dante cittadino privato che ha ottenuto, per singolar privilegio e la mercè di Beatrice, la visione dell’ aldilà; infatti, a giudizio del Giuliani, l’ allegoria fondamentale s’ identifica col fine stesso del poema e l’ una e l’ altro si riferiscono all’ uomo universalmente; codesto fine, poi, nel suo aspetto ultimo e rimoto, altro non è che la felicità o la salute dell'uomo individuo e in comunanza con gli altri, mentre nel suo aspetto prossimo e immediato è l’ armonia del popolo e dell’ Impero. Il vizio dell’ antica e nuova esegesi per il Giuliani risiede nella confusione della visione, fatto privato di Dante, con la Commedia, che è la poetica descrizione della visione stessa. La sottigliezza di siffatta distinzione lo porta quindi a respingere tutte le interpretazioni del veltro, a eccezione di quella che vi ravvisa la persona di Benedetto XI” ((Nicola Carducci in Enciclopedia Dantesca).
Bibliografia: Mambelli, 403. Cfr. De Bonfils Temper, Itinerario di Amore, p. 162; Hollander, Il Virgilio dantesco tragedia nella “Commedia”, p. 17; Zacchetti, In difesa di Beatrice, della Giustina, e d’ altre cose, p. 129; Zingarelli, La vita, i tempi e le opere di Dante, III.1, p. XXVI.