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Torino, Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1909. In-4° (23,8 cm x 16,2 cm). Pp. VIII, 319, (1). Con 57 figure n.t. che raffigurano: sedute medianiche, immagini e fotografie di fantasmi, disegni e scritture di ipnotizzati, Eusapia Palladino, medium durante le loro sedute. Con 2 tavv. a p.p. f.t., di cui 1 a doppia pagina e l’ altra a colori. Legatura del tempo in mezza pergamena, autore e titolo dorati su tassello sul dorso. Esemplare in stato di conservazione molto buono.
Prima e poco comune edizione postuma di questa celebre opera sui fenomeni ipnotici e spiritici allo studio dei quali il medico ed antropologo veronese dedicò gli ultimi anni della sua vita, eseguendo numerosi esperimenti medianici condotti per un decennio con la famosa medium Eusapia Palladino, a cui dedica un intero capitolo del libro trattando i fenomeni spiritici eusapiani in maniera clinica, Lo stesso Lombroso rimase molto commosso e impressionato dalla visione della propria madre apparsagli durante una seduta spiritica a Genova nel 1902 e in seguito, meno distintamente, anche a Milano e a Torino. L’ autore si occupa di: fenomeni spiritici eusapiani, Medii e maghi fra i selvaggi e nei popoli antichi, Esperienze fisiologiche sui medii, Fantasmi ed apparizioni dei defunti, La credenza negli spiriti dei morti fra i selvaggi e i barbari. Da un atteggiamento iniziale di rifiuto nei confronti dei fenomeni medianici, lo scienziato, dopo avere assistito ad alcune sedute spiritiche della medium Paladino, arrivò a formulare "la ipotesi d’ una forza psichica di cui, per ora, ignoriamo e la natura e le leggi”.
“È il 1891 quando Cesare Lombroso incontra per la prima volta la potente medium napoletana Eusapia Paladino durante una seduta spiritica: colpi sul tavolo, tende che si gonfiano, toccamenti di mani, armadi in movimento e altre manifestazioni contrarie alle 'leggi della statica e della gravità' lo convincono a intraprendere un viaggio nel mondo degli spiriti. È un aspetto trascurato dagli studiosi, eppure di questo dialogo con l’ occulto, un mondo fatto di medium isteriche, simulacri, immagini strabilianti e doppi, Lombroso è stato uno dei rappresentanti più vivaci. Ma come si coniuga il Lombroso positivista, medico e scienziato, con quello interessato al sonnambulismo e alle sedute medianiche? A cavallo tra Ottocento e Novecento, la Belle Époque aveva portato i successi delle grandi Esposizioni internazionali, dove trionfavano scoperte e brevetti: ma era una modernità monca, in risposta alla quale era scaturita una malattia creativa che rompeva con il progresso e rilanciava il ruolo necessario della fantasia e dei sogni. Inoltre, come afferma Giorgio Colombo nel suo saggio, “non si potrebbe capire lo spostamento di Lombroso verso le pratiche ipnotiche e spiritiche senza passare per il Teatro della Salpetrière, attraverso il quale quelle modalità e rappresentazioni si erano diffuse ovunque”. Così, allinequivocabilità dei numeri, delle misurazioni e delle tabelle del Lombroso fautore della teoria del criminale-nato subentra un nuovo punto di vista: la minaccia costituita da pazzi e criminali, rompendo un equilibrio statico e improduttivo, si trasforma in virtù, in fonte di progresso. Tabelle e numeri diventano allora scarabocchi, esempi di scritture automatiche, immagini di 'fantasimi'. Lungi dall’ essere frutto di un indebolimento senile, Ricerche sui Fenomeni Ipnotici e spiritici è una straordinaria e godibilissima testimonianza dell' intreccio tra atteggiamento scientifico e fascino del meraviglioso, ormai visibile al lettore odierno grazie alla distanza da teorie e ingenuità che non ci appartengono più.” (Giorgio Colombo).
Bibliografia: Knepper-Ystehede, The Cesare Lombroso Handbook, p. 224; G. Lombroso-Ferrero, Cesare Lombroso […], p. 426. Cfr. G.B. Alfano, Lo spiritismo…questo mistero, p.631; E. Bozzano, Popoli primitivi e manifestazioni supernormali, p. 122; A. Bruers, La ricerca psichica, p. 352; D. Castelnuovo Frigessi, Cesare Lombroso, p. 346; M. Centini, Storia della criminologia e dei metodi investigativi, p. 295; T. Correni, Annali dello spiritismo in Italia 1888, p. 360; B. Croce, La Critica, IX, p. 45; Turzio-Villa-Violi, Lombroso e la fotografia, p. 147.