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Milano, Fratelli Bocca-Editori, 1915. In-8° (23 cm x 15,5 cm). Pp. (4), 508. Con 7 tavole ripiegate. Legatura di metà ‘900 in mezza tela blu, autore e titolo impressi in argento sul dorso. Al front., timbro di biblioteca tedesca. Con 15 ill. in b/n n.t. e 7 tavole di cui 3 ripiegate: Fisionomie delle donne criminali e prostitute italiane e di altri stati europei e Anomalie vulvari. Due immagini marginali sono state separate dalla tav. VI, però sono state conservate, non vi sono mancanze di fotografie, tutte le tavole si presentano complete con le immagini previste. Esemplare genuino, in eccellente stato di conservazione generale.
Bella ed importante edizione di quest’ opera fondamentale e fra i più celebri studi di Lombroso, di notevole importanza nella storia della sociologia e dell’ antropologia criminale, in cui l’ autore cerca di spiegare la criminalità femminile collegandola a idee biologiche, fisiche e ataviche. Questa edizione, interamente riveduta e curata dalla figlia del famoso antropologo, è stata rimaneggiata nella parte antropometrica e nella storia della prostituzione a vantaggio di quella riguardante la donna criminale, che nelle precedenti edizioni non risultava così ampiamente sviluppata; inoltre vi sono state aggiunte le correzioni di Lombroso e ulteriori notizie desunte da quanto l’ a. aveva pubblicato dal 1890, nonchè alcuni dati importantissimi tratti dal volume della famosa antropologa criminale russa Pauline Tarnowsky Les femmes homicides. Tutto ciò con l’ obiettivo di rendere più agevole e utile il volume ad uso degli studiosi della donna delinquente nel diritto penale.
“Lombroso e Ferrero, unitamente al quale è scritta l’ opera, studiano la donna normale, la donna criminale, la prostituzione, l’ antropometria e l’ anatomia patologica applicate alla delinquenza femminile, la biologia e psicologia della donna criminale; manifestazione saliente della criminalità femminile è la prostituzione, correlato del delitto per l'uomo, e la delinquenza femminile è indagata anche attraverso il ricorso ad alcune delle più note procedure lombrosiane, come l'analisi della conformazione cranica” (Biblioteca Antropologico-Giuridica, serie I, vol. XXXIV).
Secondo il padre della criminologia positivista, la donna criminale era un’ anomalia biologica inferiore all’ uomo, un’ eccezione rara e spietata, caratterizzata da “atavismo” e da una totale assenza di senso morale e materno. Una sorta di “mostro” biologico che univa le peggiori caratteristiche maschili a quelle femminili, rendendola, secondo Lombroso, persino più spietata e fredda dell’ uomo.
La prostituta era considerata l’ equivalente della delinquente nata, una donna incapace di provare affetti veri e guidata solo da un’ iper-sessualità e da un'inclinazione innata al vizio. Paradossalmente, per Lombroso la donna non criminale, la donna normale e colei che rispetta le regole, descritta come inferiore all’ uomo per forza fisica e ingegno, ma salvata dal crimine grazie alla maternità, alla debolezza e alla mancanza di passioni fortiera, tale per la sua intrinseca inferiorità intellettuale, pigrizia e debolezza, che le impedivano di elevarsi, o di degradarsi, fino a compiere atti criminali complessi.
Bibliografia: Bianchi-Macdonald, The Mechanism of the Brain and the Function of the Frontal Lobes, (1922), p. 261; Bibliografia filosofica italiana, (1969), p. 323; Grispigni, Introduzione alla sociologia criminale, (1928), p. 65; La scuola positiva nella dottrina e nella giurisprudenza penale, (1917), p. 99; Melossi-Sozzo-Sparks, Travels of the Criminal Question Cultural Embeddedness and Diffusion, (2011), p. 148; Oliari, L’ omo delinquente scandali e delitti gay dall’ unità a Giolitti, (2006), p. 69; Rondini, Cose da pazzi Cesare Lombroso e la letteratura, (2001), p. 136; Turno, Il malo esempio donne scostumate e prostituzione nella Firenze dell’ Ottocento, (2003), p. 11; Velo Dalbrenta, La scienza inquieta saggio sull’ antropologia criminale di Cesare Lombroso, (2004), p. XXXV.