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De Maleficiis. Angeli Aretini De inquirendis animadvertendis’que criminibus opus […] Cui tractatus Alberti de Gandino, necnon Bonifacij de Vitellinis, vna cum Apostillis Augustini de Arimino, & Hieronymi Chuchalon, veluti apendices subiecimus.
Venetiis, [Al segno della Fontana], 1557 (al colophon, Venetiis, apud Cominum de Tridino, 1555). Due parti rilegate insieme in un vol. in-8° (18 cm x 13,5 cm), ciascuna con propria numerazione. Cc. numerate solo al recto: (44), 284; 206, (2). Segnatura: 2A-2E8, 2F4, A-2M8, 2N4; a-2c8. Colophon alla carta 2c6(v). Legatura coeva in piena pergamena floscia, autore e titolo manoscritti sul dorso da mano coeva e poi anche su tassello applicato. Al front., grande marca tipografica con una fontana zampillante a forma di anfora sorretta da tre cherubini; alla carta 2c8(r), una fontana zampillante a forma di anfora sorretta da satiri, con in cima una donna, ed intorno teste di puttini. Testo su due colonne. Grandi capolettera ornati e fregi in xilografia. Una grande xilografia (10 cm x 6 cm) alla carta A1(r) raffigurante l’ autore, Angelo Aretino, in cattedra mentre insegna davanti ad un folto pubblico di studenti. Insieme con: Alber. de Gan. [...] Libellus super maleficiis: nouiter cum pluribus exemplaribus manuscriptis reformatus: & a tenebris quibus propter infinitos errores offuscabatur illuminatus: cum summarijs & apostillis, Deo duce incipit. Qualche modesto alone al margine inferiore di poche cc. ed una sporadica piccola fioritura al margine esterno di qualche pp., peraltro esemplare in stato di conservazione molto buono.
Bella ed apprezzata edizione, fra le migliori del ‘500, del celeberrimo il Tractatus de maleficiis, la trattazione di riferimento fondamentale sul diritto e la procedura penale tra il XV e il XVI secolo, “un famoso trattato sulle leggi riguardanti la stregoneria” (cfr. Tiraboschi VI, 698 e segg.) e diversi reati contro la fede legati a magia, demonologia, divinizzazione e maleficium; riunendo la casistica del tempo relativa a crimini “enormi e soprannaturali”, codificò le basi giuridiche per processare i crimini di eresia, magia e stregoneria, fornendo gli strumenti dottrinali per inquadrare penalmente le attività delle presunte streghe, gettò le basi per l’ omologazione di tali pratiche come crimini gravissimi ed eresia, per i quali era normalmente previsto il rogo pubblico. Quest’ opera fu concepita nella prima metà del Quattrocento, prima della grande ondata di caccia alle streghe promossa dal Malleus Maleficarum e dalle bolle papali di fine secolo, in cui alle streghe veniva chiesto di impugnare il ferro incandescente, di recitare correttamente il Padre nostro o il Credo, e le si pungeva con uno spillo per verificare che sanguinassero; tutti esperimenti giuridici che indicano una forte e specifica resistenza del sovrannaturale nell’ ambito giudiziario dei crimini occulti. Il De Maleficiis riflette invece la fase in cui i malefici e i sortilegi venivano perseguiti dai tribunali secolari ed ecclesiastici come crimini contro la fede e la salute pubblica. Gambiglioni non è stato un demonologo nel senso stretto di un teologo, come invece lo furono Jacob Sprenger ed il frate milanese Francesco Maria Guaccio, ma ha rivestito un ruolo cruciale nella storia giuridica della demonologia e della stregoneria. Fornì ai giudici anche la dottrina per condannare le pratiche a fin di bene che facevano ricorso a entità demoniache. Divisa in 90 parti con una vasta storia di casi relativi al processo penale offre una casistica dettagliata sul processo criminale, sulle prove e sulle pene, incluso l’ uso della tortura di cui introduce le basi processuali e definendo nel dettaglio quando e come questa potesse essere applicata agli accusati di crimini diabolici con le tipologie di supplizio, i limiti e le procedure. Il Gambiglioni ha dedicato ampio spazio alle modalità e ai limiti legali della tortura per ottenere le confessioni nei processi per stregoneria, codificando anche le categorie di persone che ne erano esentate come le donne incinte ed i bambini
Il libro contiene gli scritti di Alberto da Gandino e di Bonifacio de’ Vitalini, parte dei quali di materia occultistica, trattando della procedura giudiziaria da adottare nei casi di sortilegi e malefici. Questa edizione, oltre al testo completo del Maleficiorum Opus Novi, contiene l’ opera principale del famoso giurista cremonese Alberto da Gandino il Libellus super maleficiis […], uno dei primissimi e più importanti manuali di diritto e procedura penale della scuola giuridica italiana, che utilizza scritti di autori come Accursio, Odofredo, Azone e Guido da Mugello.
L’ autore sviluppa la discussione dei temi penalisti entro un’ ottica processuale; struttura il libro seguendo un processo giudiziario immaginario, riflettendo l’ evoluzione del diritto verso i principi del rito inquisitorio romano, dove l’ accusa è mossa d’ ufficio dal magistrato che assume un ruolo centrale, con il dovere e il potere di avviare le indagini e punire la colpa in modo autonomo. L’ opera, posto il principio secondo cui “tutti possono accusare” legittima l’ uso della pubblica voce “fama” o diceria per avviare d’ ufficio un procedimento penale anche in assenza di un accusatore diretto, corrispondeva a una prova semiplena. D’ altra parte il Gandino ammetteva che gli iura civili, al contrario, non contemplavano la possibilità di procedere alla tortura sulla base di quella sola “fama”. Il Gandino sancisce il passaggio verso forme di giustizia più moderne per l’ epoca, influenzando profondamente la prassi dei tribunali e la dottrina penalistica in tutta Europa per i secoli successivi, venne risistemata l’ intera materia dei delitti e delle pene, profondamente innovata dalla normativa statutaria.
Segue l’ opera Super Maleficiis del giurista e canonista mantovano Bonifazio Vitalini, ma attribuito da Domenico Maffei a Bonifacio Antelmi, trattato che ha avuto un forte impatto sulla dottrina giuridica dell’ epoca, influenzando la prassi dei tribunali criminali in tutta Europa. Vi tratta del crimine e delle pratiche magiche dal punto di vista dei delitti, reati contro l’ ordine pubblico. Interessante come nel Proemio della Summa de maleficiis Bonifacio Antelmi descrive le origini della legge penale prendendo spunto da una concezione pessimistica della natura umana, simboleggiata dalla vile materia con la quale è stato creato l’ uomo. Tale natura comporta un processo degenerativo che induce l’ uomo all’ iniquità e al delitto. Da questa situazione è derivata la necessità di porre una barriera alla malvagità umana, e questa barriera è stata realizzata grazie all’ ispirazione divina che ha condotto alla “invenzione” del diritto e delle leggi e, implicitamente, delle strutture di giustizia necessaria alla loro concreta attuazione. Oltre a questa funzione repressiva il diritto e le leggi svolgono altresì una funzione pedagogica in ordine agli aspetti fondamentali del vivere civile. In questo quadro non vi è posto per alcuna forma di giustizia privata, poiché non spetta alla singola persona di farsi giustizia da sé sostituendosi a iura e leges che trovano il proprio fondamento nella volontà divina. Gli atti di stregoneria erano inquadrati dal diritto penale rigorosamente come crimini secolari, i cosiddetti maleficia, crimini dannosi. Antelmi non si concentra tanto sulla dimensione eretica, il patto con il Diavolo, che si rafforzò in seguito, tra il XV e il XVI secolo; analizza invece la stregoneria dal punto di vista del danno effettivo causato a persone, raccolti o animali. La punizione derivava dal fatto che il maleficio rappresentava una violazione dell’ ordine sociale e un’ offesa alla giustizia pubblica, che richiedeva l’ intervento di un giudice. La sua opera si colloca in linea con lavori come il Tractatus de maleficiis di Alberto da Gandino, essendo pionieristica nel consolidare le procedure legali, l’ indagine sulle prove e l’ uso della tortura nell’ indagine su questi crimini.
Bibliografia: Adams, G-200; Baudrier VI,146; Bibliotheca Lamiarum, p. 231; Caillet, 4325 Cornell, p. 24; Coumont, p. 214, 27; De Guaita, 1401; Dorbon, p. 17, 130; Genest, p. 564; Graesse, 49; Index Aureliensis, p. 62; Lorenzi, p. 134; NYPL, List of Works Relating to Witchcraft in Europe, (1911), p. 13; Osler, p. 167; Remy, p. 169; Rosenthal, p. 17; Sapori, I, 1312; Summers, p. 168; USTC, 831730; Vermiglioli, p. 190; Valentini, p. 499; Zanzanelli-Pratissoli, p. 151; Widener, p. 22. Cfr. Bernhart-von Görres, Mystik, Magie und Dämon, (1927), p. 589; Baudi di Vesme, Storia dello spiritismo, (1897), vol. 2, p. 276; Berlinguer-Colao, Le Politiche criminali nel XVIII secolo, (1990), p. 5; Costa, Crimini e pene da Romolo a Giustiniano, (1921), pp.- 2-3; Endemann, Die Entwicklung des Beweisverfahrens im deutschen Civilprocess seit 1495, (1895), p. 22; Maffei, Angelo Gambiglioni, giureconsulto aretino del Quattrocento: la vita, i libri, le opere, Roma, (1994); Zordan, Zordan, Il diritto e la procedura criminale nel Tractatus de maleficiis di Angelo Gambiglioni, Padova, 1976.