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Milano, Rizzoli, ottobre 1978. In-8° (21,8 cm x 14 cm). Pp. 175, (9). Cartonatura editoriale rosso rame, con sovracoperta illustrata a colori. Al frontespizio, un elegante autografo dell’ autore a penna Biro blu. In calce alla prima carta bianca una dedica datata S. Natale 1978. Numerose illustrazioni nel testo, anche a piena pagina, accompagnano la narrazione; in fine del libro è rappresentata la zattera su cui sopravvissero alla deriva e gli strumenti di sopravvivenza a disposizione. Esemplare in ottimo stato di conservazione.
Prima edizione, in prima tiratura dell’ ottobre 1978, impreziosita da un bell’ autografo di Fogar, di questa cronaca agghiacciante di 74 giorni alla deriva su una zattera. Probabilmente è il suo libro più intenso e commovente, testimonianza della forza morale di due uomini “alla deriva” e della loro rettitudine. Ambrogio Fogar e Mauro Mancini erano a 4 giorni di vela da Rio de la Plata quando, al largo delle Falkland mentre l’ esploratore sta tentando la circumnavigazione dell’ Antartide, un branco di orche o balene affondò la loro barca il Surprise in quattro minuti. Si gettarono sul battello di gomma e sulla zattera autogonfiabile con pochissima roba da mangiare. Era la mattina di giovedì 19 gennaio 1978 Fogar e Mancini avevano fatto appena in tempo a saltare sulla zattera di salvataggio, portandosi dietro un po’ di zucchero e pancetta.
Durante gli oltre due mesi alla deriva si nutrirono della carne dei cormorani, e di qualche pesce catturato con le mani, bevendo l’ acqua piovana che si accumulava nella zattera. Condivisero uno spazio angusto, speranze e i loro destini, rigonfiando il battello con la forza dei polmoni e della disperazione. Trascorsero 74 giorni in mare, in balia delle onde e dei venti, fino al 2 aprile 1978, quando furono raccolti da un mercantile greco di passaggio. Un lieto fine che si rivelò una beffa del destino. Mancini, il giornalista amico dell’ esploratore che lo stava accompagnando nell’ impresa di circumnavigare il Polo Sud, morì dopo due giorni, stremato nel fisico, aveva perso 41 chili, non superò una polmonite. Ambrogio Fogar è stato uno dei più grandi navigatori italiani del Novecento, una vita intessuta di passione per l’ avventura e per i viaggi, fra polemiche e riconoscimenti, Fogar muore nel 2005, dopo una lunga e debilitante lotta contro la paralisi occorsa a seguito di un grave incidente automobilistico accaduto durante il raid Parigi-Mosca-Pechino.