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De origine iuris mediolanensis in utroque iure licentiati libellus. (Insieme con:) Constitutionum dominii mediolani. Index. Tabella errorum qui vitio impressoris in constitutionibus insunt.
S.l.n.d. [colophon: Mediolani, Per Vincentium Medam,, Calusci impensa, Anno 1541]Mediolani, Apud Vincentium Gallum, Anno Domini, 1544. 2 tomi rilegati in un volume in-folio (30 cm x 22 cm). Cc. (32), 2 carte bianche; (2), 1 carta bianca, (1), 1 carta bianca, (118), 3 carte bianche. Segnatura: : A4 A-B8 C-D6 : [π]4, A-N8, O6, P4. Solida legatura coeva in pergamena rigida, dorso consolidato in antico con parte di antifonario manoscritto. Esemplare ampiamente studiato all’ epoca, completamente interfogliato ed arricchito da una gran quantità di affascinanti note, glosse ed integrazioni manoscritte da mano cinquecentesca. Elegante frontespizio impresso in rosso e nero racchiuso entro una raffinata cornice xilografica con motivi zoomorfi. Gore chiare d’ umidità interessano quasi tutta l' opera senza peraltro inficiare mai la qualità del testo, peraltro affascinate esemplare interfogliato e riccamente glossato in più che buono stato di conservazione generale.
Rara ed importante collezione di queste due fondamentali opere giuridiche milanesi che offrono un quadro completo delle fonti normative vigenti all’ epoca sotto il dominio di Carlo V. Comprende il De origine Iuris mediolanensis concepito e pubblicato per fare chiarezza sulle radici storiche e sulla legittimità delle norme locali del Ducato di Milano, rappresenta un tassello fondamentale per la storia del diritto lombardo e milanese che s’ inserisce nel fervore culturale e giuridico del Rinascimento lombardo in un momento di profonda riorganizzazione istituzionale dello Stato di Milano. Grassi analizza l’ origine del diritto milanese inserendolo nel quadro del diritto comune, utrumque ius, ovvero il diritto civile e canonico. Il fine era dimostrare la continuità e l’ autorità degli statuti milanesi rispetto alle fonti imperiali.
Le Constitutiones Dominii Mediolanensis, in vigore per tutto il XVIII secolo, furono promulgate dall’ imperatore e duca di Milano Carlo V d’ Asburgo, volute per riordinare il sistema giuridico milanese dopo l’ estinzione della dinastia Sforza durante la dominazione imperiale e spagnola. Alla morte dell’ ultimo duca sforzesco, Francesco II Sforza, il Ducato di Milano passò sotto il controllo diretto dell’ Impero spagnolo di Carlo V. Per governare il territorio, il sovrano decise di non cancellare le consuetudini locali, ma di riordinarle e integrarle all’ interno di un unico testo legislativo omogeneo. L’ opera di compilazione venne affidata a una commissione di giuristi lombardi d’ eccellenza, tra cui spiccavano il presidente del Senato milanese e il celebre giurista Egidio Bossi. L’ opera è suddivisa in cinque libri distinti che contengono i decreti, gli ordini e le norme emesse dal Senato di Milano per regolare la vita civile, penale e amministrativa dello Stato. I capitoli sono relativi all’ ordinamento del ducato e degli uffici, tutela dei giudici e notai, cause civili e criminali, cause e ordinanze particolari relative al ducato di Milano.
Il Libro I è dedicato all'ordinamento dei tribunali, alle magistrature e alla regolamentazione degli avvocati e dei procuratori fiscali. Il Libro II è incentrato incentrato sul diritto civile, i contratti, le successioni e le tutele legali. Il Libro III Regola la procedura civile e il funzionamento dei processi commerciali e patrimoniali. Il Libro IV è dedicato interamente al diritto penale, alle accuse, alle denunce e al sistema delle pene, comprendendo importanti disposizioni sulla tortura e sull’ abolizione dei reati. Il libro V è riservato alle riforme e alle materie specifiche della città di Milano, inclusa la gestione dell’ ufficio del Vicario di Provvigione, annona, ordine pubblico e commercio cittadino.
Le Constitutiones confermarono la centralità del Senato di Milano, troviamo anche il calendario delle feste del Senato milanese e i diritti di Cancelleria del medesimo Senato, il massimo organo giudiziario e politico del ducato. Il Senato non solo applicava le Costituzioni, ma possedeva l’ esclusivo potere di interpretarle e integrarle nel tempo attraverso i propri decreti e ordinanze, Ordines ac decreta, che venivano puntualmente stampati insieme al testo originario nelle edizioni successive.
Il testo rimase il pilastro del diritto milanese per oltre due secoli, subendo continui aggiornamenti editoriali e interpretativi. Nel 1747, il conte e giurista Gabriele Verri, padre degli illuministi Pietro e Alessandro Verri, curò l'undicesima e celebre edizione commentata dell'opera, nunc primum illustratae, premettendovi il saggio Prodromus de ortu et progressu iuris Mediolanensis per tracciare la storia delle leggi lombarde. La raccolta perse definitivamente valore alla fine del XVIII secolo con l’ avvento delle riforme asburgiche di Maria Teresa d’Austria e Giuseppe II.
Bibliografia: Biblioteca del Senato, Cat. Statuti, IV, p. 308, mentre per l’ opera del Grassi cita solo un' ediz. del 1556 (p. 310); Bologna, vol I, p. 88; Chevalier, p. 1937; Fontana, II, 194.; Ghisalberti, p. 127; Grossi-Hoepli, Bibliotheca historica italica, p. 267, 542; Lozzi, I, 359; Volpato, Incunaboli e cinquecentine: Testi, pp. 102-103; Trivulziana, I, 229 e 301; Olschki, Bibliografia delle edizioni giuridiche antiche in lingua italiana, I, p. 89; Predari, pp. 85-86; USTC, 833955; Widener, p. 76. Manca a Sapori che cita ediz. Successive. Cfr. AA.VV., Bollettino della Società pavese di storia patria, (1999), vol. 51, p. 84; AA.VV., Diritto comune e diritti locali nella storia dell’ Europa, (1980), p. 568; AA.VV., Il diritto patrio tra diritto comune e codificazione (secoli XVI-XIX), (2012), p. 221; AA.VV., Ius mediolani studi di storia del diritto milanese offerti dagli allievi a Giulio Vismara, (1996), p. 381; AA.VV., Studia et documenta historiae et iuris, (1981), vol. 47, p. 109; Bibliotheca bibliographica Aureliana, vol. 114, p. 125; Black, Absolutism in Renaissance Milan, (2009), p. 214; Chabod, Il ducato di Milano e l’ impero di Carlo V: Carlo V e il suo impero, (1971), p. 240; Storti Storchi, Scritti sugli statuti lombardi, (2007), p. 556; Visconti, La pubblica amministrazione nello stato Milanese durante il predominio straniero (1541-1796) saggio di storia del diritto amministrativo, (1972), p. 7.